Dalla Bolivia al Tibet passando per il sudafrica

Data:
4 Giugno 2025

Dalla Bolivia al Tibet passando per il sudafrica

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di Massimiliano Cavaleri

Col mio ultimo viaggio in Cina ho raggiunto quota 76 paesi visitati al mondo su 193 nazioni (di cui circa un centinaio significative dal punto di vista culturale, altre sono piccole isole o territori senza nulla di particolare da scoprire)  e,  nonostante abbia visto gran parte del visitabile sul globo, alla domanda che mi rivolgono spesso, qual è il posto più bello in cui sono stato… tergiverso sempre rispondendo: il prossimo! È talmente stimolante ed entusiasmante viaggiare, cosa che faccio puntualmente tutti i mesi da 22 anni, che sarebbe impossibile sceglierne uno, persino per scrivere questo articolo, in cui mi permetto di dare ai lettori qualche dritta su alcune mete da esplorare meno gettonate, ho avuto difficoltà su cosa selezionare.

Esclusa la vicina e scontata Europa, la scelta è ricaduta su tre percorsi in continenti diversi: i due “tetti” del mondo, Tibet e Bolivia che, insieme col Nepal, vantano le quote più alte del pianeta rispetto al livello di mare (seppure senza affaccio su esso), ricchi di posti molto suggestivi anche dal punto di vista paesaggistico; e il Sudafrica, al contrario costiero e molto basso, sia per posizione geografica che per territorio. Tutti e tre accomunati dal rapporto con la natura e la Madre Terra.

Tibet: altissimo, purissimo e bellissimo

Il Tibet è come te lo aspetti: sacro, spirituale e mistico, isolato tra le montagne a 5mila metri e conteso politicamente.

La prima cosa che ti dice la guida quando arrivi è di non mostrare la bandiera originale del paese e non parlare di politica e del Dalai Lama, buttato fuori nel 1959 durante l’occupazione-invasione, per i lamaisti tibetani, o la liberazione, per i cinesi, del territorio dove il capo religioso era anche guida del paese. In ogni caso oggi fa parte della Repubblica Popolare Cinese che costrinse il Dalai Lama e moltissimi monaci a scappare in India e ricostituire lí un «piccolo Tibet», senza poter più tornare… Free Tibet!

Palazzo del Potala

Il Palazzo del Potala, l’edificio più alto del mondo a Lhasa, Tibet

Il luogo che mi ha emozionato di più è stato il Potala, il palazzo più alto del mondo: la salita si fa a piedi, faticosa (per l’alta quota) ma affascinante. Era la sede principale del Dalai Lama, oggi museo e sito Unesco: lì si respira un senso di meditazione sul mondo intero e sullo scorrere del tempo.  Norbulingka  invece  era  la  residenza  estiva, ingrandita nel tempo perché ogni Dalai Lama aggiungeva un tempio a lui dedicato. Il Monastero di Drepung, detto “mucchio di riso” perché è un mix, un po’ disordinato, di costruzioni bianche, è il più  grande  e  ospitava  oltre 10mila monaci per dare loro la migliore istruzione filosofica e teologica del Buddismo tibetano.

Jokhang Temple, il Santuario più importante del Buddismo, è nel cuore storico di Lhasa, città che pian piano sta perdendo la sua bellezza antica per la crescita demografica e quindi edilizia. A circa 110 km dalla capitale, Yamdrok è uno dei tre laghi sacri del Tibet: ricchissimo di pesci che non si possono pescare per la sacralità del luogo, è incastonato tra le vette del Tibet e il blu della sua acqua. Qui si può salire sullo yak, tipico animale tibetano che somiglia al bufalo ma più mite (la sua ottima carne, cucinata in vario modo, è uno dei piatti tipici); ancora più distante il Karo La glacier, meraviglioso ghiacciaio a 7191 metri!

Bolivia, cuore autentico del sudamerica

Lago Titicaca

Lago Titicaca

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Per metà si estende sulle Ande con una media tra i 3000 e i 4300 mt s.l.m. con splendide perle che meritano attenzione: il famoso lago navigabile Titicaca, diviso col Perù, dove sarebbe nata la civiltà Inca e da loro considerato sacro, tanto che gettavano nelle sue acque varie preziosità, poi pescate dagli archeologi; Uyuni, il deserto di sale più grande del globo, dove la luce accecante del bianco incontra il cielo in uno scenario lunare, dove si incontra un albergo fatto di sale e un «cimitero» di vecchi treni; alcuni siti Unesco come Sucre, capitale “religiosa”, la ciudad blanca per il colore predominante di chiese e palazzi; il Fuerte di Samaipata, una sorta di “Machu Pichu boliviano”, il sito archeologico Tiwanaku e la cittadina di Potosì (una delle più alte al mondo), che nel 1500 aveva il triplo degli abitanti di Parigi grazie alla miniera d’argento più ricca del mondo, alcuni minatori impavidi oggi continuano a scavare in condizioni atroci e muoiono di silicosi.

La Bolivia non ha saputo ancora fare un salto di qualità dal punto di vista dell’organizzazione turistica: imperversano, in modo pressoché capillare, povertà, inquinamento, degrado urbano, fino a poco tempo fa analfabetismo, solo per citare alcune problematiche che nella capitale La Paz trovano una sintesi eclatante. Ma è proprio questo il bello del viaggio: assaporare e vivere la vera essenza del Sudamerica, che possiede mille sfumature di colori, come nei loro stessi tipici abiti; carpire le potenzialità ancora inespresse e assaggiare un’ottima cucina.

La Paz poi è un luogo “inspiegabile”, o la ami o la odi: ricavata da un ripidissimo dirupo che scende vertiginosamente fino a valle, costellata da migliaia di case perlopiù non intonacate. Assurdo ma vero, in questo modo si pagano meno tasse, ora però è in ballo un disegno di legge che prevede il contrario. La parte in cima, “El Alto” ospita l’aeroporto ed è ormai diventata un’altra città, con il mercato più grande della Bolivia, dove regna un delizioso o insopportabile caos. Da qui per raggiungere la lontanissima zona sud, poco più “europea”, da 10 anni esiste il “Mi Teleferico”, la più grande funivia urbana del mondo, costruita dagli austriaci che col- lega in circa 1 ora e 20 minuti un lato e l’altro. Il centro storico è pieno di stradine e ripide salite che mi hanno ricordato San Francisco o Lisbona, mini pul- mini vetusti dai fumi neri, fermi a raccogliere passeggeri a mo’ di collettivo messicano.

Da non perdere il divertente mercato delle streghe dove si vendono talismani, amuleti, tarocchi ma soprattutto pozioni d’amore, elisir ed essenze afrodisiache e… feti di lama. Infine la galleria del “Gaudì di La Paz”, l’artista Mamani Mamani che ha esposto anche in Europa, apprezzato per aver rivisitato la pittura indigena in chiave neobarocca con colori e messaggi legati alla Pachamama, madre natura, venerata come religione antica in tutta la Bolivia.

sudafrica, sulla scia di nelson mandela

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Talmente grande che è difficile girarlo tutto: il Sudafrica vanta l’incantevole Capetown, dominata dalla Table Mountain, alte mille metri a forma di “tavola” e dirompenti con vista mozzafiato a strapiombo sulla Montagna del Leone e sulla città. Colonizzata da olandesi e britannici che hanno lasciato importanti tra cui il Castello di Buona Speranza, la “città madre” è multietnica e va vissuta nei suoi quartieri storici e residenziali e nella movida. Tra i mercati più belli l’Oranjezicht City Farm: nel week end è un tripudio di sapori, profumi, prelibatezze autoctone; il Waterfront è pieno di shop, ristoranti e giovani africani che ballano nelle strade, sorridenti e spensierati, da lì si prende battello per Robben Island, l’Alcatraz sudafricana, isola – carcere per il presidente nelson Mandela, leader della lotta all’apartheid, ancora amatissimo e celebrato, e altri prigionieri oggi diventati guide che ti spiegano le condizioni disumane della prigionia (la nostra è stato il bodyguard personale di Mandela). Il Bo-Kaap, area musulmana con casette basse e colorate; il Six district Museum racconta come 60mila neri negli anni ‘70 siano stati strappati via dalle loro abitazioni per le leggi razziali e “deportati”; le distese vitigne, come il Groot Costantia che dal 1685 produce vini in una splendida tenuta. La penisola del Capo è ricca di storia, da esplorare on the road: Muizenberg, località per surfisti dove l’Atlantico incrocia l’Indiano; le spettacolari strade sulle rocce di Chapman; Simon’s town, in passato base della marina britannica con tre musei; Boulder’s beach, dove vive una colonia di 3000 piccoli pinguini africani. Alla fine della strada si arriva nella punta sud-occidentale più estrema dell’Africa, “a pochi passi” dall’Antartide con una sorpresa: sono due i “capi” da visi- tare, dalla parte opposta infatti si trova il “Cape Point”, il punto più alto dove, a piedi o con una funicolare, si sale fino a 250 metri, per vedere il Faro utile alla circumnavigazione delle navi che passavano per giungere fino alle Indie impiegando sei mesi.

Immancabile il safari nell’immenso Parco Kruger con sveglie all’alba per ammirare big five e centinaia di altri animali in una riserva privata dove aveva alloggiato persino Tom Cruise. Infine Johannesburg, una delle tre capitali: deve tutto alla scoperta dell’oro che ha fatto nascere le prime “township”, oggi attorno al cuore della città. La più nota, antica e grande è Soweto (South Western Township): conta 2 milioni di abitanti, qui si visita la casa di Mandela e due torri gemelle di 100 metri, che servivano al raffreddamento di una centrale di carbonio. Lo stadio FNB, uno dei dieci più grandi al mondo; la Constitutional Hill, sede della Corte costituzionale e del museo-ex carcere noto per le torture praticate agli attivisti neri dell’apartheid: qui Mandela scontò i primi anni dei 27 di prigionia ma rinchiuso tra i “bianchi” per evitare potesse fare politica tra le sbarre. La sua storia incarna la storia recente di questo magnifico stato e a lui si deve molto.

Articolo già pubblicato su Messina Medica cartacea del dicembre 2024

Ultimo aggiornamento

3 Giugno 2025, 15:19