Perché sempre più giovani credono alle teorie del complotto? E come possiamo aiutarli a vedere la realtà

Data:
13 Agosto 2025

Perché sempre più giovani credono alle teorie del complotto? E come possiamo aiutarli a vedere la realtà

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In un mondo dove le notizie corrono più veloci dei fatti, i giovani sono sempre più attratti dalle teorie del complotto. Che si parli di elezioni “rubate”, pandemia inventata o 5G pericoloso, molti under 35 finiscono per cascarci. Ma perché succede?

teorie del complotto


Secondo uno studio internazionale, l’età è uno dei fattori chiave: i giovani sono molto più propensi a credere alle teorie cospirative rispetto agli adulti. I motivi principali sono tre:

  1. Alienazione politica – I giovani si sentono esclusi da una politica che sembra fatta da e per “vecchi”. Non vedono rappresentanza, e questo li porta a credere che il sistema sia manipolato da forze oscure.
  2. Attivismo fuori dai canali tradizionali – Votano meno, ma protestano di più, specialmente online. E in certi ambienti digitali, le teorie del complotto trovano terreno fertile.
  3. Bassa autostima – Chi si sente poco sicuro o impotente tende a cercare risposte semplici a problemi complessi. E cosa c’è di più semplice che dare la colpa a una cospirazione?
    Per aiutare i giovani a uscire da questo “tunnel”, serve più di un semplice fact-checking. Bisogna renderli protagonisti: coinvolgerli di più nella politica, migliorare l’educazione digitale e sostenere il loro benessere mentale.

Le fake news: un problema globale che influenza la politica
Dalle elezioni americane alla Brexit, le fake news hanno avuto un ruolo enorme. Durante le presidenziali USA del 2016, per esempio, le notizie false a favore di Trump vennero condivise quattro volte di più di quelle a favore di Clinton. Molti utenti hanno ammesso di averci creduto. Perché? Perché spesso confermano ciò che vogliamo sentire.
Le fake news si diffondono facilmente su social come Facebook, grazie anche a bot, troll e campagne orchestrate da governi stranieri o gruppi estremisti. Alcuni giovani, ad esempio in Macedonia, hanno trasformato la produzione di fake news in un lavoro redditizio, inventando storie virali per guadagnare con la pubblicità online.
Il caso Cambridge Analytica ha mostrato come le nostre informazioni possano essere sfruttate per manipolare il voto, e Mark Zuckerberg – interrogato dal Congresso USA – ha dovuto ammettere che Facebook non ha saputo fermare tutto questo in tempo.

L’illusione delle elezioni “rubate”
Ancora oggi, milioni di americani credono che le elezioni del 2020 siano state truccate contro Trump. Nonostante manchino prove concrete e tutte le cause siano state respinte in tribunale, il “negazionismo elettorale” è diventato una bandiera politica. Trump si presenta come vittima di un sistema corrotto, e molti lo seguono. Alcuni sono addirittura disposti a usare la violenza per “salvare il Paese”.
Questa convinzione nasce anche da una cultura politica americana dove le teorie del complotto hanno sempre avuto un ruolo importante, specie a destra. Dopo l’11 settembre e la crisi economica del 2008, è cresciuta una narrativa secondo cui il nemico non è solo all’estero, ma anche dentro il sistema: lo “Stato profondo”, i media, l’élite culturale.

QAnon e la radicalizzazione complottista
Un caso emblematico è QAnon, una teoria nata nel 2017 che immagina Trump come eroe di una guerra segreta contro una cabala di pedofili satanisti. Questa narrativa è esplosa con l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021, quando molti rivoltosi si identificavano apertamente con QAnon.
Nonostante la censura da parte di molte piattaforme social, il movimento non è scomparso: si è solo spostato su spazi alternativi come Telegram e Rumble. E ora ritorna sui social grazie a Elon Musk e alla nuova piattaforma di Trump, Truth Social.
Trump e i suoi alleati non rinnegano esplicitamente QAnon, ma ne usano i codici e i messaggi per attirare consensi. Così facendo, alimentano un clima dove la verità diventa relativa e la democrazia stessa viene messa in discussione.

Le teorie del complotto durante il COVID
La pandemia ha generato una vera e propria “infodemia”: notizie false e teorie assurde si sono diffuse ovunque. Ecco alcune delle più famose:
• Il 5G causa il COVID (falso: i virus non viaggiano nelle onde radio).
• Bill Gates vuole impiantare microchip con i vaccini (falso: non esistono tali chip).
• Il virus è stato creato in laboratorio o come arma biologica (smentito da studi genetici).
• Il COVID non esiste o è un complotto delle Big Pharma (privo di fondamento scientifico).
Molti di questi miti sono stati cavalcati da personaggi pubblici, siti complottisti e ciarlatani che cercavano solo di vendere prodotti “miracolosi” o fare soldi con la pubblicità.

Come rispondere alle teorie del complotto?
Non basta dire “non è vero”. Serve:
• Educazione digitale, per aiutare le persone a capire cos’è affidabile e cosa no.
• Inclusione politica, per far sentire i giovani ascoltati e rappresentati.
• Supporto psicologico, per rafforzare l’autostima e il pensiero critico.
Infine, bisogna agire anche sul piano culturale e mediatico, riducendo la polarizzazione e creando spazi informativi trasparenti e pluralisti.
In sintesi: il complottismo non è un problema solo individuale, ma sociale. Riguarda il modo in cui ci informiamo, comunichiamo e partecipiamo alla vita pubblica. E per affrontarlo davvero, serve uno sforzo collettivo.

Per saperne di più consultare l’articolo originale rintracciabile al link: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pops.13044

Ultimo aggiornamento

11 Agosto 2025, 21:02