Diffondere foto dei figli sui social è pericoloso?

Data:
26 Settembre 2025

Diffondere foto dei figli sui social è pericoloso?

Views: 7

di Maria Frega (pensiero scientifico editore)

La condivisione online di foto e video di bambini da parte dei genitori è un fenomeno sempre più comune. Secondo uno studio europeo, le famiglie pubblicano una media di 300 contenuti con immagini e dati dei propri figli ogni anno. Quando questa pratica diventa così abituale prende il nome di sharenting, un termine che unisce le parole inglesi “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità).
Sebbene i bambini non possano dare il loro consenso a causa della giovane età, anche loro hanno diritto alla privacy, come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Dottore, perché i genitori diffondono sui social le foto dei propri figli?
Molte famiglie condividono spontaneamente sui social network momenti della vita quotidiana. Da studi che hanno indagato il fenomeno emerge che solitamente la pubblicazione di foto e video ha motivazioni positive e senza scopo di lucro. Esistono, inoltre, molte pagine dedicate a specifiche questioni della genitorialità, che divulgano e discutono problemi di salute, di educazione, mettendo al centro immagini dei propri figli.
Un fenomeno correlato, ma distinto, è quello dei baby influencer, cioè dei bambini protagonisti di contenuti pubblicitari, realizzati quindi a scopo commerciale, spesso tramite account a loro stessi intestati. In alcuni Paesi, come la Francia, questa attività è regolamentata; in Italia è stato presentato un progetto di legge sui diritti e i doveri dello sharenting.

3_cf4dddda

Quali sono i rischi dello sharenting?
Tra i rischi documentati, oltre alla violazione della privacy, ci sono la possibilità di sfruttamento sessuale delle immagini e l’accesso ai dati privati.
Sta crescendo, inoltre, il fenomeno del digital kidnapping, il rapimento digitale. È un reato informatico, attraverso il quale si rubano le identità dei minori per commettere azioni illegali; per esempio, usufruire in modo illecito di servizi sanitari, bancari, fiscali.
Non meno importante è il rischio di danni emotivi nei confronti dei propri figli, sia immediati sia nel futuro. Una foto divertente, il video di uno scherzo, di un capriccio o di un pianto possono diventare molto imbarazzanti per bimbi e giovani, e potrebbero essere causa di pregiudizio o esclusione da adulti, sul lavoro o nella vita sociale.
Particolarmente delicato, infine, è il tema della malattia. Molte famiglie raccontano sui social network sia i piccoli malanni dei figli sia percorsi più seri, come lunghe degenze in ospedale e terapie. Si tratta di dati sensibili, e il rischio di compromettere l’immagine pubblica del futuro adulto è concreto.
Naturalmente è assolutamente da evitare la diffusione di nudi, anche di neonati: il rischio è che immagini come queste possano essere intercettate e scambiate per fini pedopornografici.
Con le app di intelligenza artificiale generativa, inoltre, malintenzionati potrebbero animare fotografie o manipolare video di bambini; le conseguenze di questi nuovi tipi di furto di identità (chiamati deep fake), al momento, non sono prevedibili.

Si possono condividere foto senza mettere a rischio la privacy dei figli?
Esperti di tecnologia digitale, pediatri, psicologi concordano: nessuna condivisione può essere completamente sicura. Certamente ci vuole un’attenzione particolare per la condivisione (non sempre consapevole) da parte delle generazioni meno digitali. Ma anche i genitori più informati dovrebbero essere prudenti e limitare la visibilità dei minori, almeno finché non saranno in grado di dare il loro consenso.
Se decidiamo di condividere fotografie sui social, possiamo utilizzare questi accorgimenti (da far rispettare anche a nonni, amici, insegnanti):
• non mostrare il volto del minore oppure nasconderlo, sfumarlo;
• non diffondere dati sensibili e non divulgare la posizione;
• limitare la privacy e la visibilità dei post sui social e sui servizi di messaggistica;
• non creare account social dedicati al minore;
• disattivare nelle app le autorizzazioni all’accesso a fotocamera e microfono;
• preferire servizi di messaggistica e piattaforme di condivisione privata, protette da password e sistemi di sicurezza come la crittografia end-to-end (che protegge da terzi).
È sempre più utile, poi, sostenere l’alfabetizzazione digitale dei figli: educarli all’uso consapevole degli strumenti in rete e assicurarsi che imparino a navigare in autonomia ma con responsabilità. Non è mai troppo tardi, infine, per discutere con i ragazzi (anche di 8, 9 anni di età) l’eventuale rimozione di immagini pubblicate senza il loro consenso.

======

2-.12_c5f5383a

Ad integrazione dell’argomento trattato della rubrica “Dottore ma è vero che” pubblicato su Repubblica qualche giorno fa che si è occupato di un asilo nido dell’interland milanese che è multato dal garante della privacy con una multa da 10.000 € perché pubblicava sul web le immagini dei bambini ospiti dell’asilo nido.
Il tutto è nato dall’esposto di un genitore di un bambino che è stato costretto a firmare un consenso per la raccolta e l’uso delle immagini del piccolo che, come era stato formulato non avrebbe potuto esser rifiutato pena la non ammissione del piccolo all’asilo. L’autorità garante per la privacy ha costatato che oltre alle immagini statiche dei bimbi, all’interno dell’asilo, era in funzione un sistema di videosorveglianza costantemente operativo durante ore di attività scolastico-educativa. Le immagini, così raccolte, raccoglievano i vari momenti della giornata tipo dei bambini dell’asilo nido cui i genitori avevano accesso attraverso un link dedicato per poter vedere i propri bimbi durante la giornata. Una parte delle immagini così ottenute venivano, inoltre, pubblicate sul sito web dell’asilo. A dire dei responsabili dell’asilo per scopo didattico, secondo il garante della privacy, invece più a scopo promozionale, in aperta violazione in contrasto non solo con la disciplina in materia di protezione dei dati personali ma anche radicalmente in contrasto con l’assetto a livello costituzionale dei diritti fondamentali della persona a prescindere dalla buonafede.
Tutto questo per garantire i piccoli dai rischi connessi l’esposizione di immagini sul web, il cui uso potrebbe esser e fatto per fini illeciti o per commettere reati a danno di minori.

Il garante ha ribadito che quelle immagini non avrebbero potuto essere pubblicate sul web, neanche con il consenso dei genitori, rendendo nulla quindi quella clausola che, di fatto, era stata fatta firmare ai genitori, indipendentemente dalla loro buona fede e/o di quella dei gestori dell’asilo.
Infatti la privacy del minore va sempre tutelata e garantita in qualunque situazione.

Redazione Messina Medica 2.0

Ultimo aggiornamento

26 Settembre 2025, 10:49