Autonomia differenziata: Una soluzione o un salto nel buio?
Data:
17 Agosto 2026
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Il processo di approvazione degli schemi di intesa preliminare per l’attribuzione di ulteriori forme di autonomia differenziata in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica si trova attualmente in una condizione di forte blocco istituzionale, a causa della mancanza dei requisiti minimi e necessari per garantirne una corretta e sicura attuazione.
L’analisi approfondita di questo scenario evidenzia come il quadro normativo e operativo delineato dalle intese sia profondamente incerto e lacunoso sotto molteplici punti di vista strategici. La principale criticità risiede nella complessa e farraginosa gestione dei Livelli Essenziali di Prestazione e dei Livelli Essenziali di Assistenza, i quali risultano ormai ampiamente datati, risalendo all’anno 2017, e non più rispondenti alle reali necessità epidemiologiche e tecnologiche della popolazione.
A complicare ulteriormente la situazione normativa si aggiungono le recenti sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che hanno annullato il Decreto tariffe e lasciato il Servizio Sanitario Nazionale in una condizione di grave incertezza rispetto ai diritti reali ed esigibili da parte dei cittadini, mentre i tempi per l’emanazione di un nuovo decreto statale appaiono estremamente lunghi e difficili da prevedere.
L’intera operazione viene definita come una vera e propria riforma al buio, poiché manca del tutto una valutazione indipendente e basata su dati oggettivi che sia in grado di misurare gli impatti economici, finanziari e sociali sui territori coinvolti, sullo Stato centrale e, soprattutto, sulle regioni che non hanno avanzato la richiesta di maggiore autonomia. Senza tali analisi preventive, si corre il serio rischio di alterare in modo irreversibile gli equilibri di bilancio complessivi, provocando flussi incontrollati di mobilità sanitaria sia per quanto riguarda i cittadini in cerca di cure sia per i professionisti sanitari e gli erogatori di servizi. Questo scenario potrebbe scardinare i principi fondamentali di uguaglianza e solidarietà che tengono unito il sistema sanitario, trasformando il regionalismo italiano da un modello solidale e cooperativo a un sistema di tipo asimmetrico e fortemente competitivo.
Tale deriva è accentuata dalla totale assenza di efficaci misure perequative e dalla mancata concreta attuazione del previsto Fondo perequativo nazionale.
Un altro nodo strutturale e ancora irrisolto riguarda la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, i quali continuano a basarsi quasi esclusivamente sulla spesa storica e su complesse negoziazioni di natura politica, anziché fondarsi su metodologie scientifiche e oggettive che tengano conto dei bisogni epidemiologici, dell’innovazione tecnologica o delle condizioni di povertà sanitaria delle singole aree geografiche. I dati ufficiali dell’Istituto Nazionale di Statistica confermano infatti come l’attuale riparto delle risorse pubbliche non sia proporzionale alle necessità concrete dei territori, registrando ad esempio una totale assenza di correlazione tra i finanziamenti erogati e la reale prevalenza delle patologie croniche o dei casi di multi-cronicità.
Anche i sistemi di monitoraggio correnti si rivelano insufficienti, poiché il Nuovo Sistema di Garanzia, sebbene rappresenti un’evoluzione rispetto al passato, utilizza un numero di indicatori troppo limitato e parziale, escludendo elementi cruciali come la gestione del personale, i tempi di attesa nei pronto soccorso e l’effettivo accesso all’innovazione medica. Questa parzialità trova conferma nel fatto che diverse amministrazioni territoriali, comprese alcune di quelle che oggi richiedono una maggiore autonomia, risultano già inadempienti rispetto ai controlli standard.
Le disposizioni che permetterebbero alle singole amministrazioni regionali autonome di stabilire tariffe di rimborso personalizzate, di destinare risorse economiche aggiuntive per aumentare le prestazioni o per incentivare economicamente il proprio personale rischiano di innescare una competizione insostenibile a danno dei sistemi sanitari più fragili. In assenza di tutele, si verificherebbe un drenaggio continuo di pazienti e professionisti verso le aree più ricche del Paese, aggravando i divari di bilancio e la qualità delle cure nelle zone svantaggiate. Inoltre, l’assenza di strumenti di controllo indipendenti sugli effetti dei fondi sanitari integrativi e sulle nuove modalità di gestione delle risorse pubbliche rischia di alimentare un sistema autoreferenziale.
Per queste ragioni, si ritiene indispensabile bloccare l’avanzamento delle intese vigenti, per evitare una pericolosa frammentazione dei diritti costituzionali e salvaguardare l’unità e l’equità del Servizio Sanitario Nazionale.
L’articolo completo è rintracciabile al link https://salutequita.it/autonomia-differenziata-una-riforma-al-buio-che-mette-a-rischio-equita-unita-e-diritti-dei-cittadini/
Ultimo aggiornamento
14 Agosto 2026, 09:18
Messina Medica 2.0