4 chiacchiere tra un viandante ed un ambulante in biblioteca per”In guerra ed in amore” di Idelfonso Falcones

Data:
21 Settembre 2026

4 chiacchiere tra un viandante ed un ambulante in biblioteca per”In guerra ed in amore” di Idelfonso Falcones

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di Filippo Cavallaro e Roberto Cavallaro

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Ero in biblioteca e stavo leggendo con interesse, ad un banco confortevole, “In guerra ed in amore” di Ildefonso Falcones, uno dei romanzi sulla famiglia di Arnaud Estanyol e la Catalogna.
Ero arrivato nella parte in cui il protagonista Arnaud incontra la vecchia madre Merce.
“Si avvicinò, Si inginocchiò accanto a lei e le prese la mano, ridotta pelle e ossa. Le labbra screpolate di Merce si allargarono in un sorriso appena lo vide. Arnau credette di scorgere un luccichio nei suoi occhi velati.”
Pensavo che lei non poteva vederlo, tanto che anche se così vicino, in ginocchio, accanto, c’è bisogno del contatto, della presa. Anzi sono proprio il contatto e la presa che avviano la risposta col sorriso e col luccichio, rispettivamente di labbra e pupille.

Vicino in biblioteca, seduto in un banco poco distante, c’è chi mi ha consigliato di leggere il romanzo e, senza disturbare, mi invia un messaggio sul telefonino, che è correttamente messo in funzione “silenzioso”.
Il messaggio recita:

  • Il linguaggio del corpo può dire più di mille parole. Anche quando la comunicazione verbale è diventata impossibile, come ad esempio nel caso di una malattia o dell’età, l’uomo in quanto animale politico avverte in sé la necessità di comunicare le proprie sensazioni e i propri sentimenti con le parti del corpo funzionanti.

Come se volesse anticipare il seguito del romanzo, quando il figlio non riesce a parlare, e grazie ad un gesto riesce ad esprimere la tenerezza che prova.
Superata la sorpresa ed inviato con uno sguardo una risposta di condivisione al vicino, riprendo la lettura.

Arriva un altro messaggio, nuovamente il vicino…

  • Parrimi soggira. Ntennimi nora. Come la maggior parte delle suocere non si fida della nuora e cerca di farglielo capire al figlio in maniera indiretta.

Ancora anticipa con una considerazione su quanto la madre, superata la tensione emotiva, dice al figlio, ringraziando la nuora. A questo segue immediatamente la esplicitazione del desiderio di morire in pace per liberarsi del dolore che la tortura.

Tortura… Mi passa per la testa la considerazione di quanto si possa essere disumani nel procurare dolore, o menomazioni, oppure, addirittura la morte. Le immagini di ogni giorno narrano di una disumanizzazione nei fronti di guerra, ma anche nelle città, … in famiglia.

“< Non morirete >, si affrettò a ribattere Arnau.
< Figliolo, lo desidero e, ora che ti ho visto, prego Dio di liberarmi da questa tortura. >” Leggo nel romanzo.

Arriva un nuovo messaggio:

  • Sì, quando la sofferenza è troppo forte da rendere impossibile la vita nei suoi aspetti essenziali è giusto desiderare la morte. Però la resistenza alla sofferenza è ancora più desiderabile, perché rende l’anima più forte. Pertanto finché l’anima lotta e non si arrende è giusto vivere.

Il mio ragionamento è diverso. Penso alle cicatrici che può lasciare la tortura e qualunque violenza subita nel corpo, nella mente ed anche nell’animo. La cicatrice copre la zona colpita, ricuce lo strappo subito dal corpo. Una capacità del corpo che trova la sua strada per superare quella condizione. Purtroppo, il segno spesso resta, non si risolve nel tempo.
Quando resta bisogna sempre monitorizzarla, il tessuto che si è ricostituito, spesso è meno elastico, è meno funzionale, può nel tempo diventare un problema, per la tipologia di tessuto, di vascolarizzazione, di innervazione…

Continuo a leggere, ed anche Arnaud si lascia vincere dal sopore, anche il suo corpo mostra gli esiti di ferite, non sono derivate da torture, ma da ferite in combattimento, postumi da battaglia.
Ferite che si riaprono dalle cicatrici nel momento in cui il corpo è più debole.
Questa sofferenza si allontana perché riescono ad essere distratti dai bambini che si rincorrono.

Arriva un ultimo messaggio:

  • L’innocenza dei bimbi può aiutare tutti nelle difficoltà tranne chi ha l’animo cattivo.

Penso con amarezza, che, purtroppo, in questo momento storico, sono proprio i bambini ad essere presi di mira per violentarli, torturarli, mutilarli, uccidere.

Filippo Cavallaro e Roberto Cavallaro

Ultimo aggiornamento

20 Settembre 2026, 23:38