Vitiligine e Alopecia areata, due malattie che cambiano la vita: nuove prospettive dalla ricerca

Data:
26 Settembre 2026

Vitiligine e Alopecia areata, due malattie che cambiano la vita: nuove prospettive dalla ricerca

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vitiligine

Una macchia bianca sulla pelle. Una chiazza senza capelli. Segni che possono sembrare, a un primo sguardo, soltanto un problema estetico. Ma dietro ciò che si vede sulla pelle può esserci molto altro.

Vitiligine e alopecia areata sono patologie immunomediate croniche e imprevedibili, il cui impatto può andare ben oltre la manifestazione fisica: le due patologie possono compromettere qualità di vita, salute psicologica, relazioni e lavoro. Novità importanti arrivano dall’Europa, con nuove approvazioni che possono cambiare lo scenario.

Esperti e rappresentanti delle associazioni dei pazienti ne hanno parlato nel corso dell’evento stampa “Oltre la pelle: Vitiligine e Alopecia areata, le malattie invisibili che tutti vedono” organizzato da AbbVie per comprendere il peso clinico e sociale della vitiligine e dell’alopecia areata, lo stato dell’arte della ricerca e le prospettive future per le persone che vivono con queste malattie autoimmuni croniche.

In Italia si stimano circa 152 mila persone con diagnosi di vitiligine non segmentale.[i] Il costo sociale annuo della patologia è stimato in circa 500 milioni di euro, il 55% dei quali sostenuto direttamente da pazienti e caregiver.1 Inoltre, il 35,5% dei pazienti ha riportato una diagnosi di ansia.[ii]

Per l’alopecia areata, in Italia si stimano poco meno di 120 mila pazienti diagnosticati.[iii] Il carico della malattia può estendersi alla sfera psicologica, sociale e lavorativa: una metanalisi internazionale[iv] ha stimato un rischio di ansia 2,5 volte maggiore rispetto alla popolazione generale e significative ripercussioni sulla vita lavorativa. Due pazienti su tre rinunciano a sport, eventi pubblici, contesti di lavoro ad alta visibilità e relazioni affettive, per paura dello sguardo altrui.[v]

“Sia l’alopecia areata grave che la vitiligine non segmentale sono malattie autoimmuni croniche e imprevedibili. Oggi disponiamo di una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi alla base di queste patologie, ma resta fondamentale assicurare una diagnosi tempestiva, una valutazione accurata della malattia e una presa in carico adeguata alle caratteristiche di ciascun paziente. Le nuove evidenze della ricerca immunologica stanno aprendo una fase nuova, con possibilità terapeutiche che fino a pochi anni fa non erano disponibili”, ha dichiarato il Prof. Giovanni Pellacani, Presidente SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse.

Un ulteriore passo avanti arriva dalle recenti approvazioni della Commissione Europea per il JAK inibitore di AbbVie nel trattamento della vitiligine non segmentale e dell’alopecia areata grave.

“Le recenti approvazioni europee per upadacitinib rappresentano un passaggio importante nel percorso di innovazione terapeutica per due patologie che, per lungo tempo, hanno avuto opzioni terapeutiche limitate. La sfida successiva sarà trasformare l’innovazione scientifica in percorsi di cura appropriati, accessibili e centrati sulla persona, tenendo insieme diagnosi, valutazione della severità, trattamento, monitoraggio e qualità di vita. Ci auguriamo che questa nuova e promettente opzione terapeutica, che si assume una volta al giorno per via orale, sia resa presto disponibile per i pazienti italiani”, ha dichiarato il Prof. Antonio Costanzo, Vicepresidente SIDeMaST.

Con queste approvazioni, upadacitinib diventa il primo e unico farmaco sistemico approvato nell’Unione Europea per la vitiligine non segmentale, e il primo JAK inibitore ad ottenere la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata.

“I risultati dei programmi clinici confermano il valore di una ricerca focalizzata sui meccanismi immunologici della malattia e orientata a endpoint clinicamente rilevanti per le persone che convivono con alopecia areata e vitiligine non segmentale”, ha dichiarato Caterina Golotta, Direttore Medico di AbbVie Italia. “Per AbbVie è un ulteriore passo nel nostro impegno nella ricerca scientifica all’avanguardia, nel campo dell’immunologia e nello sviluppo di soluzioni capaci di rispondere a bisogni ancora insoddisfatti.”

Ultimo aggiornamento

23 Settembre 2026, 18:51