Malattie cardiovascolari: l’Italia ha urgenza di una strategia nazionale. L’Europa insegna come fare
Data:
9 Dicembre 2025
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6,5 milioni di morti premature ogni anno nel mondo. In Italia mancano programmazione uniforme e equità territoriale: il Mezzogiorno paga il prezzo più alto
Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia e nel mondo, un dato che non accenna a diminuire. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono responsabili di oltre 6,5 milioni di decessi prematuri ogni anno, superando cancro e malattie respiratorie croniche. Un’emergenza sanitaria che richiede risposte sistemiche e coordinate.
Il peso in Europa e in Italia
Malattie cardiovascolari
In Europa, le malattie cardiovascolari colpiscono oltre 62 milioni di persone e generano un costo annuale di circa 282 miliardi di euro. L’Unione Europea ha compreso l’urgenza e si sta dotando di un Piano dedicato alla salute cardiovascolare, riconoscendo che un intervento tempestivo sui fattori di rischio può ridurre significativamente la probabilità di infarti cardiaci e ictus. I dati sono eloquenti: circa il 20-40% degli attacchi cardiaci colpisce individui affetti da malattie cardiovascolari non diagnosticate.
L’Italia, però, presenta un quadro preoccupante. I dati Istat del 2022 confermano che le malattie del sistema circolatorio rimangono la prima causa di morte nel nostro Paese, ma con una caratteristica che aggiunge ulteriore gravità: forti disuguaglianze territoriali. Il Mezzogiorno è particolarmente colpito, e le persone in condizioni socioeconomiche fragili affrontano rischi maggiori. La spesa sanitaria per le sole ipertensione e dislipidemia è stimata in circa 15 miliardi di euro, mentre i farmaci per l’apparato cardiovascolare rappresentano la seconda categoria terapeutica a maggior spesa pubblica.
La denuncia di Salutequità
È proprio questa situazione che ha spinto l’Osservatorio Salutequità a realizzare un’analisi dedicata alle malattie cardiovascolari, con focus specifico sulle cardiomiopatie. Tonino Aceti, presidente di Salutequità, non nasconde la preoccupazione: «La tematica ha una priorità altissima – lo dicono i numeri. Ma le risposte sono parziali ed eterogenee sul territorio nazionale, frutto dell’inefficacia della programmazione nazionale fatta finora. Manca una cornice nazionale chiara dalla prevenzione alla riabilitazione».
Cosa manca
Il problema non è la mancanza di consapevolezza, ma l’assenza di una strategia coordinata. L’Italia non può permettersi di affrontare questa emergenza in modo frammentato, come accade attualmente. Serve una programmazione nazionale che garantisca equità nell’accesso alle cure, rafforzi la prevenzione primaria e secondaria, e migliori la diagnosi precoce in tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree più vulnerabili.
L’articolo originale è consultabile al link: https://salutequita.it/salute-cardiovascolare-litalia-impari-dalleuropa-rafforzare-prevenzione-diagnosi-precoce-equita-nellaccesso-alle-cure/
Ultimo aggiornamento
9 Dicembre 2025, 07:46
Messina Medica 2.0