Carlino Mezzolitro amava trastullarsi…
Data:
27 Ottobre 2026
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carlino
Carlino Mezzolitro amava trastullarsi… Malgrado le
ristrettezze economiche, riusciva a prendersi i piccoli
piaceri che la giornata gli offriva…
Un infinito bagno caldo nella piccola vasca della piccola casa,
una cantata nel piccolo giardino mentre il sole d’ottobre
scaldavo il mattino, curare le piccole piante dai fiori ancor
più piccoli, ma dai colori meravigliosi.
Vivere l’incanto nel poco, già vivere l’incanto nel poco e sarebbe
pure possibile se non arrivasse la solita drammatica telefonata.
-Carlino, Carlino! Emergenzaaaaa! Un pianeta, un pianeta intero…
Che tragedia! Che tragedia! Vieni, corriiiii!-
Visto la gravità della voce, non si fece attendere, un baleno
e arrivò in Via dei Sogni al Numero che ne so.
-Insomma, ma che sarà mai successo?
Il Vecchio detto il Saggio, sarcastico e giocondo a un tempo.
-Veramente ho esagerato…si, mi è arrivata una segnalazione, ma…
niente… Più che altro avevo voglia di vederti!-
-Lo uccido, giuro che lo uccido! La pistola, dove sta la pistola?
-Ma tu non hai armi, non puoi avere una pistola.
Tu, tu sei un eroe del bene.-
-Già dimenticavo, che camurria il bene!
Ma due schiaffi? No…neanche quelli?
Doppia camurria!-
-Ma dai, non scherzare…Allora, dicevo, fuori dalla nostra galassia,
c’è un pianeta, il suo nome è Menefregonia… là è tutto a posto,
pare…
Perché pare?
-Si, insomma…mi è arrivata voce che sembra che lì le persone stanno
diventando tristi, anche se non lo ammettono, facendo finta che tutto
fili liscio.-
-Vado a fare il comico?-
-Vai a fare il bene.-
E via dalla Fata Turchina, per organizzare il viaggio…
Andare a Menefrogonia non era una passeggiata…
Ma quattro giri di bacchetta e le giuste formule, tipo
“Stellinagira di là, stellinagira di qua” e…la navicella
spaziale intergalattica, carina, piccolina e azzurra…
in pieno stile Turci, insomma.
Uscire dalla Via Lattea e vederla come un cosa sola!
Che meraviglia! E poi il buio siderale affascinante e
pauroso. E poi di nuovo un corpo celeste…eccolo,
Menefregonia, simile in tutto e per tutto al nostro pianeta.
Azzurro e bellissimo, anche lui.
Atterrarono in una zona desertica, per non dare nell’occhio.
La fata prese un barattolo di vernice invisibilizzante e andarono
in perlustazione…Tutto sembrava tranquillo, forse troppo tranquillo…
Le persone, quasi tutti benestanti, vivevano del lavoro e delle gioie
della famiglia…Non c’erano ristoranti, bar, cinema, teatri…solo grandi
viali alberati dove si passeggiava senza salutare nessuno.
Era bello e triste al tempo.
Se si stava male si andava in ospedale dove robot ti curavano
alla perfezione(erano più avanti di noi).
Nessuna aggregrazione, i vicini erano eterni sconosciuti, i colleghi
di lavoro (pochi perché lo smart working imperava) di fatto non
aveva volto.
Se qualcuno cadeva per strada, nessuno lo prendeva, i soliti
robot avrebbero provveduto.
Tutto tranquillo, ma…
Una scossa di terremoto, tremenda, lunghissima, Carlino e Turchi
erano in un parco mentre Menefregonia cadeva a pezzi.
Tanti chiedevano… gli umanoidi non potevano bastare… Il nostro
eroe bevve il mitico vino rosso e andò in giro guardando le
persone negli occhi.
Magia delle magie, lo sguardo divenne contagioso…un paio
d’ore e tutti gli abitanti di Menefregonia si aiutarono a vicenda,
scoprendo la bellezza della carità, anche se nella tragedia e nel
dolore.
Si racconta che da quel momento tutti a Menefregonia vissero
nell’unico intento di vivere l’uno per l’altro.
Decisero di cambiare nome al Pianeta: si chiamò Amolandia.
E i nostri, chiederete voi?
La Fata Turchina tornò a insegnare al corso di ”supermaghe”,
Mezzolitro dall’anziano.
-Caro, caro, caro, anche stavolta hai vinto! Il Bene ha vinto!
-Ma perché aspettare il terremoto? Non ci si potrebbe
voler bene comunque, a prescindere?-
-L’amore per il prossimo, è sempre secondo, è sempre
in ritardo, e vince sempre.-
Francesco Certo
Ultimo aggiornamento
26 Ottobre 2026, 18:01
Messina Medica 2.0