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Quando la radiazione diventa amica dell’oncologia: focus al Papardo

Quando la radiazione diventa amica dell’oncologia: focus al Papardo

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Il tema dello stato dell’arte della radioterapia in Italia è stato al centro del primo convegno nazionale sulla radioterapia nei giorni scorsi a Messina presso l’Auditorium dell’Azienda Ospedaliera Papardo. Presidenti il prof. Vincenzo Adamo e la dott.ssa Anna Santacaterina che hanno tracciato la ratio di questo importante appuntamento sottolineando il “ruolo fondamentale dell’irradiazione terapeutica in oncologia, oggi strategia principale nella cura di diversi tumori” con implicazioni non soltanto palliative, dunque, e “l’importanza di una radiazione amica e di un approccio culturale in grado di esaltare questo aspetto”. L’evento è intitolato alla memoria del prof. Ettore Castronovo, pioniere nell’impegno delle radiazioni per la cura del cancro. La due giorni, che si concluderà oggi, ha visto setting scientifici dedicati ai tumori della cervice uterina, della vescica, del polmone, della mammella, del cavo orale, accanto ad una sessione dedicata alle terapie di supporto nei trattamenti integrati. Di particolare rilievo, a conclusione della prima giornata, la tavola rotonda – moderata dalla giornalista Maria Grazia Elfio – che ha visto la partecipazione del presidente OMCEO Messina, Giacomo Caudo, dell’assessore alla Salute del Comune, Alessandra Calafiore, del manager del Policlinico Universitario “G. Martino”, Giuseppe Laganga, del prof. Stefano Magrini presidente nazionale AIRO e del prof. Renzo Corvò, coordinatore comitato scientifico dell’AIRO, del prof. Stefano Pergolizzi, presidente eletto AIRB e ordinario di radioterapia dell’ateneo messinese, oltre al prof. Francesco Trimarchi consigliere regionale AIRC ed ai rappresentanti delle associazioni dei pazienti Francesca Cacciola ( “ASSO”), Barbara Mirabella (“FAVO”), Grazia Di Blasi (“PER TE DONNA e Europa Donna”) e del dr. Pietro Spadaro (LILT sez. prov. di Messina).

Dalla Tavola Rotonda è emersa complessivamente la necessità di consolidare un cambiamento culturale che sia in grado di far comprendere le potenzialità strategiche della radiooncologia, a tutt’oggi non percepite adeguatamente, a fronte del mancato accesso in Italia di circa 30 mila pazienti alla radioterapia. Dai lavori è emersa l’importanza di sensibilizzare la popolazione sui temi della prevenzione e della diagnosi precoce, rispetto ai quali risulta strategica anche la formazione degli operatori. In tale direzione rileva la capacità di fare rete tra associazioni di volontariato, istituzioni e medici, valorizzando anche strumenti quali il confronto tra le esperienze di chi ha vissuto la malattia e quello della medicina narrativa. Aspetti sottolineati complessivamente oltre che dalle associazioni dei pazienti, dal rappresentante AIRC, dall’assessore alla salute e su cui si è soffermato anche il presidente dell’Ordine Giacomo Caudo. Sull’umanizzazione delle cure, quale fattore qualificante del management ospedaliero del paziente oncologico, ma in generale nei processi assistenziali anche al fine di abbattere la mobilità passiva ha sostato, invece, Giuseppe Laganga manager del Policlinico di Messina.

Altre criticità – come hanno evidenziato i professori Magrini e Corvò – sono legate alla carenza di personale e alla dotazione tecnologica spesso obsoleta e distribuita disomogenamente sul nostro territorio con il rischio di generare iniquità nell’accesso alle cure da parte dei cittadini- pazienti. Non sono mancati rilievi anche sul fronte dei profili organizzativi su cui occorre uno sforzo ulteriore delle istituzioni preposte, atto a favorire una corretta allocazione delle risorse disponibili in grado di coniugare costi e benefici nei processi assistenziali. Da non perdere di vista, inoltre, il valore fondamentale della figura del medico, la cui prestazione rimane essenziale e centrale nel processo di cura e nell’approccio alle scelte terapeutiche più appropriate anche in un settore come questo ad altissima densità tecnologica, come ha evidenziato il prof. Stefano Pergolizzi. E’ emerso, dunque, complessivamente il valore rilevante di una corretta programmazione sanitaria dove l’innovazione tecnologica e farmacologica, legate ai progressi della ricerca, siano adeguatamente armonizzati con i percorsi assistenziali dedicati, ivi comprese le reti oncologiche che affinché realizzino dei percorsi davvero virtuosi e capaci di rispondere ai reali bisogni assistenziali dei pazienti devono coinvolgere sin dalla fase iniziale la figura del radiooncologo, a fronte di una radioterapia oggi principale risposta alla cura di alcune patologie tumorali e non più solo funzionale alla palliazione, accanto all’aspetto non certo secondario di stimolare politiche di sostegno a pazienti e famiglie, spesso impantanati in cavilli burocratici legati anche alla difficoltà di ottenere tempestivo riconoscimento sul fronte delle indennità di accompagnamento in situazioni che non sono certamente meno invalidanti di quelle dei pazienti che effettuano chemioterapia. Sul punto basti pensare ai tumori testa-collo che comportano difficoltà a esercitare attività e gesti quotidiani che ognuno di noi svolge ordinariamente in autosufficienza come, ad esempio, mangiare, e di cui forse proprio, perciò, dimentica la fortuna ed il valore.