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Civiltà medica: Aiace Telamonio l’Eterno

Civiltà medica: Aiace Telamonio l’Eterno

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a cura di Peppe Ruggeri

 

 

“AIACE TELAMONIO L’ETERNO”

 

Si colloca nel solco di un’attenta quanto composita rivisitazione moderna dei classici l’ultima fatica letteraria di Maurizio Cinquegrani, medico e intellettuale, attento alle trasformazioni sociali non meno che alla morfologia degli organi che esplora da decenni con l’immancabile ecografo, ivi intuendo sempre nuovi spunti di riflessione e ricerca. Una riflessione e una ricerca che non possono non trarre spunto, data l’estrazione umanistica del Nostro, dall’intrigante mondo degli eroi greci.

“Aiace Telamonio l’eterno” (La Feluca Edizioni, Messina, 2018) racconta, tra note d’accompagnamento, versi brevi e martellanti e suggestive immagini artistiche, la vicenda di uno tra i più illustri di questi eroi. Una vicenda sfociata in tragedia, e pertanto avvolta nel profondo e oscuro pathos tipico di un genere “alto” che i Greci ci hanno tramandato e continua ad agitarsi tanto sulle quinte dei loro antichi teatri quanto nell’animo di chi, assistendovi, ne percepisce le continue, scuotenti vibrazioni.

L’astuto e malvagio Ulisse convince i Greci a non consegnare ad Aiace, rimasto il più forte dei guerrieri achei dopo la morte di Achille, le armi del glorioso Pelide. L’ira di Aiace si riversa allora sui comandanti dell’esercito ma, accecato da Atena, al posto di costoro egli finisce per massacrare una mandria. Diventato bersaglio di generale dileggio, per evitare il disonore Aiace si suicida platealmente, e così si conclude il suo dramma.

Aiace Telamonio, nella visione di Cinquegrani, è un eroe vero, il quale ha conferito all’etica il ruolo insostituibile di guida di ogni comportamento umano così come, negli anni a venire, faranno anche Gesù Cristo, San Francesco, Martin Luther King, Robert Kennedy e altri. Ciascuno di loro è stato sostenitore d’ideali di fratellanza e uguaglianza in grado di riunire le collettività sotto l’egida di valori universali. Un orientamento di pensiero, questo, che – sempre secondo Cinquegrani – appare sempre più antitetico rispetto alla condotta dei politici odierni che antepongono il particolare all’universale, il bene proprio all’altrui, l’apparire all’essere, fornendo così ai giovani d’oggi un esempio di assoluta mala gestio della cosa pubblica.

Aiace Telamonio è “eterno”, in quanto il suo esempio resta, a solida e virtuosa testimonianza di un’esistenza che non è stata mai scalfita dal tarlo della corruzione e dei cattivi uffici, come purtroppo avviene per i “falsi” eroi, coloro i quali cioè si fanno usbergo della propria forza e apparenza per affermare sugli altri il proprio dominio.

Il ritorno ai classici, attraverso gli inusuali moduli poetici del genere epico, diventa in tal modo patognomonico della ricerca di una palingenesi possibile, che vede nella democrazia ateniese del V secolo avanti Cristo il suo necessario punto d’arrivo. Con un occhio privilegiato rivolto alla giovinezza, non macchiata ma esaltata dalla morte, che fa tessere al Nostro un elogio della fine prematura del più grande degli eroi greci, quel semidio saettante che, ai piedi delle porte Scee, rese l’anima agli dèi colpito da un dardo al tallone: “Forte Achille / la tua via / fu mai allo specchio, / andrai giovane ed eroe, / non sarai / mai saggio e vecchio”.