Messina nascosta: la Madonnina del porto

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di Marcello Aricò

Quando passo dalla Cortina del porto o scendo dal viale Boccetta, lo sguardo inevitabilmente impatta con l’aurea immagine della Madonnina posta su una stele votiva, che dalla estremità della penisola falcata di San Raineri guarda come una mamma amorevole i suoi discoli figli. E allora penso a quel proverbio cinese che recita “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito“, e probabilmente, messinesi stolti ce ne sono parecchi che non riescono a vedere la luna. Ho l’impressione che l’occhio distratto del buddace non tenga in giusta considerazione quello che, per tante generazioni, la sua visione ha rappresentato l’entusiasmo per un ritorno alla propria terra o un pensiero malinconico per un precoce addio. La statua venne inaugurata il 12 agosto 1934; l’imponente monumento, dall’altezza complessiva di circa sessanta metri considerando il bastione “S. Anna” sul quale a sua volta poggia, fu fortemente voluto dall’arcivescovo del tempo, mons. Angelo Paino, che affidò la sua progettazione all’ing. Francesco Barbaro, direttore dell’ufficio tecnico arcivescovile. La rappresentazione sacra, alta sette metri, fu invece modellata dall’artista messinese Tore Edmondo Calabrò, il quale ha raffigurato la Beata Vergine nell’atto di benedire con la mano destra e reggente nella mano sinistra la lettera che la Protettrice di Messina, secondo la tradizione, consegnò all’ambasceria messinese recatasi in Palestina nell’anno 42, incontro che avvenne proprio il 3 giugno. La scultura è composta di rame e bronzo e dopo approfonditi lavori di restauro che ne interessarono l’armatura portante, unitamente al consolidamento dell’intera stele, fu “riavvolta” nel 1998 dall’antica doratura in oro zecchino. Sul torrione dell’antico forte San Salvatore, costruito nel 1546, nel basamento si trova una enorme scritta che recita VOS ET IPSAM CIVITATEM BENEDICIMUS ed è tratta dalla Sacra Lettera consegnata dalla Madonna. La stele fu illuminata per la prima volta con un sistema ad onde radio ultracorte ideato da Guglielmo Marconi, che permise al Pontefice di allora, Papa Pio XI, di attivare l’illuminazione direttamente da Castelgandolfo. Dopo la seconda guerra mondiale, un altro Papa Pio XII, ripeté il gesto di Pio XI, illuminando la colonna votiva per celebrare la conclusione dei lavori di riparazione. Una particolare curiosità che fece discutere molto i messinesi fu l’istallazione temporanea sulla stele, nelle ultime settimane del 1999, di un grande orologio che scandiva il count-down verso il nuovo millennio. Tutto il complesso, stele e bastione, è oggetto di continui restauri e nelle intenzioni delle istituzioni c’è la realizzazione di un grande museo dedicato al mare e alla navigazione sullo Stretto. L’auspicio è che la Madre di Messina, più di Guglielmo Marconi, illumini quanti hanno a cuore le sorti di questa città, Lei intanto continua a vegliare sui suoi figli.

Foto di Daniele Passaro
Foto di Daniele Passaro