Questioni di lingua: quindicesimo appuntamento

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DI CARMELO MICALIZZI

 

TOPONOMASTICA “STORICA” DI MESSINA
GIOSTRA

 

GIOSTRA – Rione; contrada attraversata dal torrente omonimo; nome del lungo viale che dal viale della Libertà porta all’imbocco dell’autostrada.

 

L’antico toponimo Giostra ha un’origine singolare come spiega il gesuita Placido Samperi nell’Iconologia (1644) narrando della chiesa della Vergine Annunziata della Giusta: “Contrada che chiamano della Giusta, non già della Giostra, perché qui vi è un bellissimo podere, con una vigna della Famiglia de’ Maurolì, e si dice che anticamente era così abbondante che era una benedittione del Cielo, e che rendeva ogni anno cento botti di vino, né più, né meno; avvenga che altrove fosse stata o penuria o abbondanza di vini, onde le si diede il nome di Giusta, e per cagione di essa a tutto quel contorno e al vicino torrente”.
Nonostante la spiegazione esauriente e autorevole fornita dallo storico gesuita, nei tempi successivi, è invalsa una paraetimologia. Si è infatti ricondotto il significato del nome del luogo alla voce Giostra, nell’accezione di torneo cavalleresco. In questo senso si esprime infatti Giuseppe La Farina in Messina e i suoi monumenti (1840): “Giostra, a causa dei tornei, che ivi anticamente si tenevano”. Pure nella guida Messina e dintorni (1902) si ribadisce tale interpretazione allorché si indica “la località detta La Giostra ov’è la tradizione abbiano avuto luogo le antiche giostre”.
Il toponimo Giostra spiegato come luogo riservato allo svolgimento dei tornei cavallereschi è pertanto una falsa etimologia, che tuttavia, per le sue radici secolari, ne è divenuta la spiegazione più ovvia.
Non si comprende infatti come possano essere stati indicati sede di tornei il letto di una fiumara o anche i suoi stessi argini, se non altro per le caratteristiche orografiche di quel luogo e in particolare per la sua pendenza, peculiarità queste che non avrebbero di certo favorito le evoluzioni dei cavalieri. È peraltro noto come nella città di Messina, i tornei cavallereschi si tenessero abitualmente in un luogo ben più adatto alla contrada Giostra, come spiegano i principali storici della città, dal Buonfiglio al
Reina, al Chiarello, al Caraffa e al Gallo, ovvero nel vicino pianoro di San Giovanni di Malta, in prossimità della foce del torrente Giostra, sull’area dell’attuale villa Mazzini, lì dove nella metà del XV secolo venne edificata la monumentale fontana dell’Abbeveratura vecchia.
Sulla descrizione di tali tornei si sofferma in particolare Pasquale Galluppi in L’ordine militare della Stella di Messina (1871), e ne accenna anche Giuseppe Arenaprimo (1890) nella trascrizione del testo di un bando datato 10 settembre 1553: “Nella prima domenica [di settembre]: al primo giostrante che sortirà al Ringo: una spada dorata con rosette d’oro”. Nel saggio La Chiesa di Gesù e Maria del Buon Viaggio al Ringo (1983), Giovanni Molonia riferisce di un bando relativo a una “Giostra” avvenuta nel 1492, nel quale si precisa come si destinava in premio un gioiello del valore di cento ducati “a quello chi virrà oy nixirà a lu ringu”.
Dalla lettura di questi due bandi si evince la pianificazione di un percorso che prevedeva la partenza dei cavalieri dal piano di San Giovanni di Malta, in corrispondenza della monumentale vasca con fontana detta la Beveratura vecchia che caratterizzava la vasta piazza extra moenia di settentrione, e l’arrivo al Ringo di San Salvatore dei Greci (presso la foce del torrente Annunziata), o di San Francesco di Paola, o delle Fornaci altrimenti noto come Ringo di Santa Maria di Gesù Inferiore, giustappunto in corrispondenza della foce della fiumara della Giusta (o della Giostra). È evidente pertanto come, soprattutto l’evidente assonanza tra le due voci Giusta e Giostra (Giustra nel vernacolo messinese in cui si è soliti assecondare la variazione fonetica delle consonanti affricate st/str), quanto la coincidente vicinanza del percorso destinato ai tornei dei cavalieri che, nella sua parte conclusiva, si spingeva fino alla foce del torrente Giostra, abbiano concorso a favorire e sostenere, fino a oggi, tale (giustificato) equivoco lessicale. Dal punto di vista semantico, il termine Giusta (S. Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, 1972) indica anche una voce che rimanda a una determinata misura o a una particolare quantità. Ben si evince come tale accezione si addica alla definizione del seicentesco termine Giusta, non già della Giostra illustrata nel 1644 dal colto gesuita Placido Samperi che spiega il luogo con il riferimento alla misurazione di una precisa quantità: “vigna […] che rendeva ogni anno cento botti di vino, né più né meno”.
Un commento sul toponimo Giostra è stato affrontato da Pietro Bruno nello Stradario da lui curato nel 1963 e, più in dettaglio, da Aldo Di Blasi in Il Quartiere S. Leone (1989).

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chiesa di Sant’Orsola a Giostra