Prevenzione della violenza: proposte e direttive del territorio
Data:
4 Aprile 2026
Views: 14
di Luisa Barbaro
Eliminare la violenza contro le donne è diventata una priorità di Salute Pubblica; ogni dieci anni una donna viene uccisa intenzionalmente dal partner o da un familiare.
Tutta la Società deve proteggere le donne, non è più un fatto privato, né deve essere una realtà sommersa tra le quattro mura di una casa che troppo spesso rappresenta una prigione.
I dati dei femminicidi degli ultimi 5 anni monitorati dall’Osservatorio sono: dal I° gennaio 2025 ad oggi 40; nel 2024 – 100 e nel 2023 -112. Si è verificato un calo che poi si è assestato al 10,7%. Nel 2022 le donne uccise erano state 114 e gli uomini 173; nel 2021 rispettivamente 115 e 164.
Nel 2020 100 vittime di genere femminile e 141 di genere maschile.
Si conferma la percentuale di vittime della terza età (37 donne con più di 65 anni)
Sono dati allarmanti che fanno riflettere, evidenziando come il territorio sia il primo spazio in cui attuare la lotta alla violenza, in particolare quella domestica.
Il territorio dunque deve essere attento, vicino alle famiglie, alle coppie, in rete con altre strutture e saper intervenire in tempo.
Le donne uccise nei delitti di coppia in svariati casi erano malate, allettate, sofferenti, con mariti stremati senza aiuto o a loro volta in condizioni di salute non buone.
I Consultori Familiari, sin dalla loro nascita, nel 1975 sono stati ispirati da un concetto moderno di salute globale della donna; hanno attuato un’organizzazione multidisciplinare, in un’ottica sociale oltre che sanitaria, con la gratuità dei servizi forniti, rappresentando dei baluardi territoriali contro la violenza sulle donne.
Il lavoro di équipe del Consultorio Familiare con il coinvolgimento di altre figure, può intervenire in caso di sospetto e di maltrattamento; può riconoscere i segni e, in rete con i centri antiviolenza, può riuscire ad aiutare la donna e la coppia, spesso senza alcun bisogno di una iniziale denuncia attiva.
Una donna su 4 è stata anche vittima di una forma di violenza in gravidanza e per le donne tra i 15 e i 44 anni, la violenza domestica è la seconda causa di morte in gravidanza dopo l’emorragia.
Bisognerebbe meglio attenzionare e incentivare i Consultori Familiari, istituendone uno ogni 20.000 abitanti e non ogni 35.000 come la media attuale, (ad es in Lombardia si ha una sede ogni 38.996 residenti).
In rete con i servizi territoriali ci sono anche i centri antiviolenza, spesso impegnati in progetti mirati ed integrati con l’emergenza sociale, le Forze dell’Ordine ed i pronti soccorsi ospedalieri. Accoglienza telefonica e colloqui, sono finalizzati all’analisi della situazione dei bisogni, attraverso un percorso di conversazioni fino alle possibili denunce con il consenso della donna, secondo i presupposti della riservatezza, di anonimato, di non giudizio, di protezione. Si ha inoltre sostegno specifico, informazioni adeguate, consulenza legale di primo livello, psicologica, accompagnamento, gruppi di sostegno ed auto-aiuto, ospitalità nella casa rifugio, in luoghi riservati protetti e sicuri.
Consultori Fam, Centri Antiviolenza, Sportelli di Auto-Aiuto, Forze dell’Ordine e Pronto Soccorso ospedaliero, tutto il territorio viene organizzato in una rete sinergica e multidisciplinare, per supportare le donne vittime di violenza verso l’autonomia, la crescita personale e la libertà.
E’ importante che, tra gli operatori di tutti i settori, ci sia una continua ed aggiornata formazione specifica sulla violenza con corsi mirati: colloqui personali o gruppi di sostegno, accoglienza di donne e bambini ospiti nella casa o accompagnamento al lavoro, mediazione culturale in caso di donne straniere, progetti di uscita dalla prostituzione forzata e tanto altro. Un grande lavoro spetta agli psicologi per quanto riguarda anche l’uomo maltrattante, spesso vittima di immaturità, di disturbi compulsivi-ossessivi….
Spesso un atto di violenza viene spiegato come un’improvvisa perdita di lucidità, come un atto di “Pazzia” che una persona sana non farebbe mai o che non potrebbe nemmeno immaginare.
Invece, a seguito di un esame più attento, emerge che l’atto dell’uccisione era stato pensato, rimuginato o addirittura pianificato. Anche se poi magari esplode di colpo nel corso di un litigio, l’uomo non vuole accettare un “ NO” , non vuole perdere, non si vuole sentire rifiutato, diventa un aggressore, vede la donna come una nemica che è riuscita a distruggerlo, che ha vinto. In lui c’è soltanto rabbia, collera, odio, desiderio di distruzione che porta ad uccidere pensando di liberarsi di lei per sempre e finalmente riconquistare la libertà. Ma è un’illusione e spesso l’omicida poi uccide anche sé stesso! CHI UCCIDE NON AMA MAI LA VITTIMA!!!
L’amore vero non si trasforma in odio, l’innamorato continua ad amare anche quando è lasciato. Soffre ma non diventa aggressore! Quindi gli uomini violenti vanno curati, perché spesso nascondono personalità disturbate, immaturità e psicosi da superare prima di parlare di amore e relazionarsi con una donna……
Sul versante legale, nella legislatura corrente sono state approvate la legge n° 168 del 2023 con misure di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e la legge n° 122 del 2023 che prevede l’obbligo per il P.M. di assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Dalla convenzione di Instabul sulla prevenzione e sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (legge n° 77 del 2013), l’Italia ha compiuto una serie di interventi volti a destituire una strategia integrata e nella XVIII legislatura, il Parlamento ha perseguito gli obiettivi di prevenzione dei reati e di protezione delle vittime, prevedendo un inasprimento delle pene per la commissione dei reati di genere. La legge n° 69 del 2019 (CD. Codice rosso) ha rafforzato le tutele processuali delle vittime di reati violenti, sessuali e domestici, introducendo alcuni nuovi reati nel Codice penale (deformazione dell’aspetto, diffusione illecita di immagini e video, induzione o costrizione al matrimonio). Sono aumentate le pene previste per reati come atti persecutori, maltrattamenti e violenza sessuale. Altre riforme del processo penale (legge n° 134 del 2021) e del processo civile (D.L. 149/2022 – riforma Cartabia) hanno previsto un’estensione delle tutele per le vittime di violenza domestica e di genere e disposizioni speciali con adozione di idonei provvedimenti. Il percorso protetto per le donne che subiscono violenza all’interno del P.S. promosso dal Ministero della Salute nel 2023, ha fatto sì che in Italia, l’80% delle strutture sanitarie dotate di P.S., hanno attivato il “percorso per le donne che subiscono violenza “, che garantisce cura, sicurezza ed orientamento ai servizi antiviolenza per le donne e per i figli minorenni. Si stima che il 19% delle vittime che inizia un percorso di uscita dalla violenza, lo fa al momento dell’accesso al P.S. Tante sono le azioni integrate su larga scala per combattere la violenza di genere, con finanziamento a cascata per sovvenzioni ad organizzazioni per la società civile, attive a livello locale, regionale e nazionale, soprattutto per le forme di violenza domestica e sessuale, violenza di genere nell’ambiente on-line e pratiche dannose. Azioni mirate alla protezione e sostegno delle vittime con la creazione di sportelli unici o di Centri coordinati di supporto specialistico, per consentire indagini e procedimenti penali efficaci. Azioni mirate alla prevenzione della violenza di genere, inclusa la violenza informatica e la prevenzione di molestie sessuali nell’industria cinematografica ed audiovisiva. Occorre prevenire recidive con la risoluzione dei conflitti nelle relazioni e sulla mascolinità tossica, incoraggiando le azioni che coinvolgono attivamente uomini e ragazzi in campagne e programmi di sensibilizzazione. Azioni mirate ai sistemi di protezione dell’infanzia a sostegno dei bambini per prevenire e combattere ogni forma di violenza sui minori, dal bullismo alla religione, dal genere all’orientamento sessuale. Tante sono le proposte e i progetti per contrastare la violenza sulle donne sia nazionali che trans-nazionali relative alle priorità. La prevenzione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sono gli obiettivi principali, soprattutto per gli stadi di violenza che anticipano il femminicidio. Dai dati ISTAT relativi alle chiamate al n° 1522 antiviolenza ed antistalking, è emerso che il numero delle chiamate, nel primo trimestre 2025, ha avuto un incremento dell’83,5%. Il tipo di violenza subita per circa la metà delle vittime è quella fisica nel 42,90% dei casi, seguita da quella psicologica nel 36,7% in forma più rilevante (art. n°552 C.P.) Di rilievo anche le chiamate per minacce ed atti persecutori, forme diffuse per stalking e per violenza economica (art. 612Bis C.P.) le chiamate al numero di pubblica utilità 1522, riguardano comunque la violenza di tipo domestico, infatti nella maggior parte dei casi viene indicato come luogo della violenza la propria casa. Nel 32,5% dei casi, inoltre, i figli hanno assistito alla violenza ed i 3/4 delle vittime che si rivolgono al servizio, non vuole denunciare alle autorità competenti (70,9%) per paura della reazione del partner violento (28,2%) o per vergogna. Il problema della violenza di genere necessita una risoluzione urgente ed è importante sensibilizzare l’opinione pubblica, affinchè si organizzino attività per puntare i riflettori su questo devastante fenomeno. La campagna “UNITE”, propone l’importanza di finanziare diverse strategie di prevenzione, per fermare la violenza con il tema “Ogni 10 minuti una donna viene uccisa” dal partner o da un familiare che uccide intenzionalmente, rubando serenità libertà, giovinezza, felicità oltre alla vita stessa!!!
Per concludere, vorrei sottolineare come è importante la Prevenzione anche in questo campo, saper prevenire gli esiti peggiori soltanto ponendo attenzione a tutti gli stadi di violenza che anticipano il femminicidio, cercando di non giustificare o sottovalutare alcuni campanelli di allarme che dobbiamo imparare a riconoscere. E’ importante l’Educazione sentimentale e l’affettività nelle scuole, che deve far parte di un disegno preventivo contro la violenza di Genere.
Dunque Famiglia, Scuola, Consultori Fam., Centri Antiviolenza e sportelli adolescenti devono costituire una rete multidisciplinare, per formare uomini del futuro maturi che sappiano avere rispetto per la donna e per le persone in genere, per avere relazioni sane e saper vivere nel benessere relazionale con gioia e serenità. Ogni femminicidio colpisce l’anima nel profondo, scuote le radici della nostra coscienza, mette di fronte a noi la lunga strada che dobbiamo ancora percorrere prima di poterci ritenere liberi da ogni violenza. Come operatori Socio-Sanitari, dobbiamo rimboccarci le maniche per proteggere i nostri ragazzi da questo mondo aggressivo, prenderci la responsabilità ed il dovere di occuparci di più e meglio della tutela delle donne vittime di violenza in tutte le sue forme! Dobbiamo cogliere il messaggio potente e doloroso di tutti i femminicidi ed essere all’altezza di affrontarlo con gesti concreti, sostenendo tutte le Associazioni Antiviolenza delle nostre città e le loro iniziative a favore delle donne vittime di violenza. Occorre costruire nuove case rifugio, sportelli legali e dare forti risposte politiche e psicologiche; installare in tutti i telefonini l’APP 1522 attraverso cui è possibile chattare in tempo reale con operatori specializzati, per chiedere aiuto nei casi in cui ci si sente vittime di attenzioni morbose o di violenza. Dovremmo chiederci qual è il contesto sociale, culturale che produce i femminicidi, per poi capire, dare risposte, acquisire consapevolezza e responsabilità. Abbiamo i dati dell’Osservatorio “Non una di meno”, di donne uccise in ambito affettivo e familiare da un marito, compagno, convivente. Ci dobbiamo chiedere da dove nasce la violenza: dal linguaggio, dalle parole, dal lessico sbagliato, fuorviante, incompleto e dannoso che usiamo per descrivere questo fenomeno, quello del “Troppo Amore” (del delitto passionale, dell’impeto di rabbia). La cultura del dominio dell’uomo sulla donna, l’educazione, le parole, il comportamento, la cultura, la Società che ha sempre ingabbiato le donne a stare in disparte mentre gli uomini comandano. Dobbiamo insegnare alle nostre figlie a dire di no ed ai nostri figli a rispettare quei No, non più silenziose, ma libere emotivamente, sentimentalmente, fisicamente e sessualmente, non più ingabbiate a modello accudente e ad una postura materna e votiva. Non sono le donne che devono vergognarsi, si deve parlare non più di storie che raccontano di donne assassinate, ma di uomini che uccidono, non più di donne che vengono violentate, ma di uomini che violentano, per reiterare l’idea che la violenza contro le donne sia anormale, imprevedibile, che proviene da forme deviate di linguaggio, di credenze e comportamenti normalizzati che continuano ad essere il veicolo di quella violenza.
Bibliografia: Daphne 2025 “Prevenire e combattere la violenza di Genere”- Commissione Europea DG Giustizia e Consumatori- Maggio 2025
Manuela Meneguzzer “Donne vittime di violenza” Edizioni Il Rabdomante 2024
Gyneo AOGOI n 6- 2024 “Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne”
In allegato:
WhatsApp Image 2026-04-02 at 10.36.32
Ultimo aggiornamento
5 Aprile 2026, 22:58
Messina Medica 2.0