Come invecchiare in bellezza
Data:
10 Luglio 2026
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di Giuseppe Ruggeri
Si legge tutto d’un fiato “I segreti della longevità” (Pungitopo Editore, 2026, pp. 88) di Pietro Venuto, medico internista e geriatra, giornalista e scrittore di fama, già titolare di una cospicua mole di pubblicazioni scientifiche e letterarie e prestigiose collaborazioni con testate locali e nazionali (tra cui il “Corriere della Sera”). Un saggio? Non solo, si direbbe, dal momento che la dovizia di riferimenti colti, spesso espunti da scrittori famosi, tradisce il radicato umanesimo dell’Autore nonché la sua profonda vocazione letteraria.
Gli è che, se ci pensiamo bene, il concetto di senescenza – che Publio Terenzio Afro con un ormai celebre aforisma definisce ipsa morbus – si è via via modificato nel corso dei secoli assumendo sempre più le caratteristiche di un processo fisiologico il quale, per quanto ìrreversibile, può tuttavia essere rimodulato grazie a speciali accorgimenti che ci provengono dal progressivo avanzamento tecno-scientifico. In meno di un centinaio di pagine decisamente scorrevoli e dunque alla portata del comune lettore, Venuto offre una panoramica delle condizioni patologiche più frequentemente associate alla senilità, esaminandole da più punti di vista, non ultimo quello della creatività.
“Mantenere attivi e produttivi la mente e il corpo frena il decadimento psicologico ed organico” questa la tesi, sostenuta nel capitolo introduttivo, che sorregge l’intero testo non a caso sottotitolato “Senescenza e creatività”. Una tesi supportata dai numerosi esempi che Venuto cita – da Michelangelo Buonarroti a Pablo Picasso, da Lev Tolstoj al nostro Andrea Camilleri – i quali dimostrano un’attiva loro produzione artistica anche in tarda età.
Ma come può avvenire tutto questo? Indubbiamente giocano un ruolo di primo piano i “puntelli” che vanno accuratamente fissati per garantire un invecchiamento ottimale, e che sono costituiti da una dieta ipocalorica, ricca di fibre e povera in carboidrati, l’astensione dal fumo e dall’abuso di alcol, un’attività fisica costante e proporzionata all’età, una rete sociale e relazionale che eviti il più possibili le situazioni di disagio e di solitudine. Le principali malattie della terza età – le cardiovasculopatie, le neoplasie maligne, le demenze – sono tutte condizioni che ricorrono con maggior frequenza in individui che non si alimentano bene, sono dediti ai vizi, fanno vita sedentaria e, anche per precarie condizioni socio-economiche, sono carenti o privi di assistenza.
I corretti stili di vita, peraltro, anche nell’ottica del concetto di “One Health” odierno il quale presuppone la sostanziale unità della diade uomo-ambiente, si pongono alla base del cosiddetto “invecchiamento attivo” (l’anglosassone Active Aging) che – sostiene Venuto – “è strettamente legata ad una buona salute fisica e mentale e ad un ottimo status familiare e sociale”. Dall’origine multifattoriale dell’invecchiamento attivo non va ovviamente escluso l’aspetto genetico, ma vi riveste una funzione di primo piano anche lo studio e l’apprendimento costanti, che stimolano la plasticità cerebrale e dunque l’adattamento cognitivo alle nuove sfide che il progresso tecnico e scientifico quotidianamente propone.
Insomma, un focus a trecentosessantagradi che tanto ci insegna e arricchisce, ma soprattutto ci fa capire che anche l’uomo che invecchia, se adeguatamente guidato nel suo naturale processo di senescenza, può rappresentare una risorsa per la comunità cui tanto può continuare a dare specie in termini di esperienza e di bellezza umana e artistica.
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Ultimo aggiornamento
10 Luglio 2026, 08:26
Messina Medica 2.0