AIFA: L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2024
Data:
21 Aprile 2026
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Ecco una sintesi dettagliata del Rapporto Nazionale sull’uso degli antibiotici in Italia (anno 2024), strutturata per approfondire i temi principali in modo semplice e fluido.
Il valore della medicina e la sfida della resistenza
Il rapporto del 2024 ci mette di fronte a una realtà complessa: gli antibiotici restano strumenti fondamentali per la nostra salute, ma il loro potere sta diminuendo a causa di un uso non sempre corretto. Il documento sottolinea come l’Italia stia vivendo una fase di transizione. Se da un lato i consumi generali mostrano una timida flessione, dall’altro la resistenza dei batteri ai farmaci continua a rappresentare un’emergenza silenziosa. Questo fenomeno accade perché i batteri, esposti troppo spesso agli antibiotici, imparano a difendersi, rendendo le cure inefficaci. Il rapporto non è solo una lista di numeri, ma un richiamo alla responsabilità collettiva: ogni singola prescrizione inutile contribuisce a creare “super-batteri” che domani potrebbero non rispondere più alle terapie attuali.
I numeri del consumo tra casa e ospedale
Nel corso del 2024, quasi quattro italiani su dieci hanno ricevuto almeno una ricetta per un antibiotico. Questo dato indica che il ricorso a questi farmaci è ancora estremamente capillare nella nostra società. La maggior parte di queste prescrizioni avviene a livello territoriale, ovvero tramite il medico di base o il pediatra. Tuttavia, è nel contesto ospedaliero che si registrano le criticità maggiori. Negli ospedali italiani si fa un uso molto elevato di antibiotici “di ultima linea”, cioè quelli che dovrebbero essere conservati solo per i casi più gravi e disperati. In Italia, la percentuale di utilizzo di questi farmaci potenti è molto superiore alla media europea, un segnale che indica una difficoltà nel gestire le infezioni più resistenti con i farmaci standard.
Un Paese diviso: le differenze tra Nord e Sud
Uno degli aspetti più evidenti del rapporto è la profonda spaccatura geografica nel consumo di farmaci. Esiste una tendenza costante che vede le regioni del Sud Italia consumare molti più antibiotici rispetto a quelle del Nord. Questo divario non è giustificato da una maggiore presenza di malattie infettive nel meridione, ma piuttosto da abitudini culturali e modelli di prescrizione differenti. In alcune regioni del Sud, il consumo è quasi il doppio rispetto a province del Nord più virtuose. Questa eterogeneità suggerisce che ci sia ancora molto lavoro da fare per uniformare le pratiche mediche e per educare i cittadini a un uso più consapevole, evitando che l’antibiotico venga percepito come una soluzione rapida per malanni che, spesso, sono di origine virale e quindi non curabili con questi farmaci.
I bambini e gli anziani: le fasce più esposte
Il rapporto dedica una sezione cruciale alle fasce d’età estreme, ovvero i bambini piccolissimi e gli anziani. Nei primi quattro anni di vita, quasi un bambino su due riceve ogni anno almeno un ciclo di antibiotici. Questo dato è preoccupante perché l’uso eccessivo in età pediatrica può alterare la flora batterica naturale e influenzare lo sviluppo del sistema immunitario, oltre a favorire resistenze future. Allo stesso modo, negli over 85 il consumo è altissimo, spesso legato alla fragilità delle condizioni generali e alla presenza di cateteri o altre condizioni che favoriscono le infezioni. In entrambi i casi, il rapporto invita i medici a una riflessione profonda sull’appropriatezza delle cure, cercando di distinguere meglio quando l’antibiotico è davvero indispensabile e quando invece si potrebbe attendere o utilizzare approcci diversi.
L’importanza della classificazione mondiale e gli obiettivi futuri
Per aiutare i medici e i governi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diviso gli antibiotici in tre gruppi chiamati “Access”, “Watch” e “Reserve”. Il gruppo Access comprende farmaci comuni che dovrebbero rappresentare la prima scelta perché hanno meno probabilità di creare resistenze. L’Italia, purtroppo, fa ancora troppa affidamento sul gruppo Watch, ovvero farmaci più potenti che dovrebbero essere usati con cautela. L’obiettivo fissato dall’Europa per i prossimi anni è ambizioso: ridurre il consumo totale e fare in modo che la maggior parte delle cure utilizzi i farmaci del gruppo Access. Per raggiungere questo traguardo, sarà necessario agire sulle abitudini della popolazione e sui margini di manovra dei medici quando prescrivono antibiotici. Nel primo caso agendo al fine di aumentare la consapevolezza dei cittadini, che spesso premono sui medici per ricevere un antibiotico anche quando non serve, come nel caso di una banale influenza o di un raffreddore. Nel secondo caso promulgando leggi che garantiscano l’azione medica secondo scienza e coscienza, evitando che il professionista sia costretto ad una prescrizione poco appropriata generata dalla necessità di una medicina difensiva.
In conclusione, il rapporto 2024 ci consegna l’immagine di un’Italia che sta provando a cambiare rotta ma che deve ancora superare vecchie abitudini e disuguaglianze territoriali che saranno impossibili da attuare se la governance politica non promulgherà coraggiose leggi in grado di influenzare positivamente la deriva prescrittiva. La sfida non riguarda solo la medicina, ma la tutela di un patrimonio collettivo: l’efficacia degli antibiotici, senza i quali molti interventi chirurgici e cure moderne diventerebbero estremamente pericolosi.
Il documento completo è rintracciabile al link https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/04/rapporto_antibiotici_2024.pdf
Ultimo aggiornamento
20 Aprile 2026, 20:00
Messina Medica 2.0