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Le spose bambine nel mondo: iniziativa della Fidapa

Le spose bambine nel mondo: iniziativa della Fidapa

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DI GIUSEPPE RUGGERI

 

Su un miliardo e cento milioni di ragazze in tutto il mondo, ventidue milioni hanno contratto matrimonio in giovane età, molte di loro sono già divorziate o vedove. E non è tutto. Cento milioni di ragazze rischiano di sposarsi precocemente, un rischio che potrà aumentare se la popolazione mondiale continuerà a crescere ai ritmi attuali, dal momento che il maggior incremento demografico è previsto nei Paesi più poveri del pianeta.

Spesso i matrimoni precoci compromettono irrimediabilmente lo sviluppo, sia fisico che psicologico, della bambina. Le altre conseguenze di questa pratica sono gravidanze precoci, isolamento sociale, abbandono scolastico. Quest’ultimo, in particolare, impedisce alle bambine di potersi costurire un futuro dignitoso. Inoltre aumenta anche il rischio di subire violenza domestica.

A livello globale, la percentuale più alta di bambine sposate si riscontra nell’Africa subsahariana: quattro bambine su dieci prima del 18 anni, una bambina su otto prima dei 15 anni. Altre zone del mondo dove si riscontra il problema sono America Latina e Caraibi, Medio Oriente e Africa Settentrionale.

(Anche se di minore entità rispetto alle femmine, ci sono anche dei maschi adolescenti costretti a sposarsi prima di aver compiuto prima dei 18 anni, particolarmente nella Repubblica Centrafricana, Caraibi, Nepal, Madagascar, Laos.

Il fenomeno riconosce alla sua origine diverse cause:

a) la povertà

b) l’onore della famiglia

c) l’errata percezione che il matrimonio “proteggerà” le bambine

d) le norme sociali e religiose che accettano questa pratica

Circa quest’ultimo punto, c’è da dire che la quasi totalità degli Stati del mondo ha reso illegali i matrimoni precoci, ma la legge in materia non è sempre rispettata e in molti Paesi, specialmente le più isolate e rurali, la pratica dei matrimoni precoci viene ancora perpetrata di nascosto, con il consenso delle famiglie.

Non c’è dubbio sul fatto che l’istruzione potrebbe rappresentare una soluzione a questo problema. Se le giovani riescono a continuare a studiare, hanno infatti la possibilità di sfuggire alla morsa dei matrimoni precoci. Studiando, inoltre, potranno conoscere i propri diritti e sapere come rivendicarli.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia, all’art. 3 c. 2, così recita: “Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, e a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi e amministrativi appropriati”.

Il progetto “Zagara” della Fidapa, promosso nel 2019, si è proposta la finalità di assicurare l’istruzione di queste bambine nel contesto del proprio Paese di origine, sì da garantire alle stesse il necessario bagaglio d’informazioni per combattere il triste fenomeno ed affermare i propri diritti.

C’è da dire infine che il triste fenomeno dei matrimoni precoci comporta una serie di conseguenze negative per la salute (una gravidanza precoce espone a un elevato rischio di mortalità sia la neo-mamma sia il suo bambino) e lo sviluppo sociale ed educativo della giovane.

ll matrimonio precoce, insomma, colpisce ogni aspetto della vita delle ragazze. Dal punto di vista psicologico, si rilevano tre perdite: l’istruzione, perché, diventando moglie, la bambina è relegata in condizione di

subordinazione e adibita a svolgere solo i lavori domestici; i legami originari, perché le ragazzine vengono completamente isolate, tagliate fuori da famiglie e amicizie e si ritrovano senza alcuna forma di sostegno; l’infanzia, l’innocenza e la non conoscenza del proprio corpo. La perdita avviene nel corso della prima notte di matrimonio con un uomo anziano e con violenza anche fisica, in quanto il corpo non è pronto. Molte rimangono incinte poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine da tutti i punti di vista. Il corpo non è pronto per la gravidanza e il parto e le ragazzine corrono un rischio maggiore di subire pericolose complicanze, potenzialmente anche letali. Le ragazze di età compresa tra i 10 ed i 14 anni hanno probabilità cinque volte maggiori, rispetto a quelle di età compresa tra i 20 ed i 24 anni, di morire durante la gravidanza e il parto. Anche i bambini nati da ‘spose bambine’ hanno maggiori probabilità di nascere morti o di morire nel primo mese di vita. Altro rischio frequente è quello di contrarre l’Hiv: nella cultura di questi Paesi, l’idea di usare i contraccettivi lede l’onore dell’uomo in quanto limita la sua fecondità.

Non è possibile tacere dinanzi a un fenomeno che mortifica la società intera e la cui mancata risoluzione non può avere come alibi la famigerata “inviolabilità” delle sovranità nazionali. A iniziative come quelle della Fidapa vanno necessariamente coniugati interventi concreti da parte degli organismi internazionali perché ci troviamo di fronte a un vero e proprio “genocidio dell’infanzia” dai risvolti inquietanti e dalle conseguenze sempre meno prevedibili.