“L’albero di Magnolia” di Giuseppe Ruggeri: un giallo avvincente dedicato a chi ama Messina

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di SalvATORE Rotondo

 

E’ l’ultimo giallo civile di Giuseppe Ruggeri, Medico Scrittore apprezzato da una ormai collaudata esperienza nel campo della letteratura gialla con impegno sociale. Giallo perché la sua ormai consueta capacità di tracciare i profili dei personaggi determina racconti di crimini attraverso una descrizione “a flash” che inchioda il lettore alla narrazione, avvincendolo fino all’ultima pagina. Civile perché è insito nel racconto la descrizione del concetto di civiltà che si contrappone al degrado ed alla corruzione che, come egli stesso scrive, è quello che tiene a bada quel “groviglio di nervi che non è altro che un’invenzione della società moderna, un qualcosa che non può e probabilmente non deve esistere. E’ contro la natura dell’uomo. E’ un’offesa al creato. Eppure esiste. E ci tiene insieme tutti dal primo all’ultimo.”

La prima cosa che salta agli occhi leggendo il racconto è la ricercatezza dei nomi dei vari personaggi che tra il serio e il faceto in qualche maniera li caratterizzano.

Tutto il libro, poi, è permeato da una denuncia forte e determinata che, partendo dall’idea di un fatto realmente accaduto, sviluppa una narrazione avvincente attraverso icone reali della città di Messina. Dallo scirocco, a palazzo Piacentini, dalla Fata Morgana alla granita e brioches, dalla Lanterna del Montorsoli alle mura di Carlo Quinto e per finire alla zona falcata rinominata per l’occasione “quartiere delle Ferraglie”. Impietosa ricostruzione di un centro città spopolato e degradato, ridotto ad un non luogo, “buco infetto nel cuore del centro urbano” contrapposto a periferie divenute centri residenziali.

Tutto il racconto si sviluppa attraverso gli ideali occhi della magnolia, immagine secolare reale, che ha visto nel corso dei secoli lo splendore della nostra città che negli ultimi decenni è stata deturpata nella propria essenza storica e sociale e ridotta a un pattume e a una trascuratezza che si ostina a “non volere fare i conti con la storia”.

Un giallo dal ritmo incalzante che si legge tutto di un fiato, dedicato a chi ama Messina, a chi ama i gialli e a chi ama il bello e si amareggia per l’abbandono e la sciatteria imperante oggi e si chiede: ma è più grave un delitto in se stesso o tutto quel degrado sociale e morale che porta alla sua realizzazione?