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Messina nascosta: La cinta muraria

Messina nascosta: La cinta muraria

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di Marcello Aricò

 

 

L’entrata a Messina nel 1535, in pompa magna, di Carlo V dopo la vittoriosa impresa della conquista di Tunisi, quale difensore della cristianità, dá una dignità imperiale alla città, la quale risponde in maniera entusiastica riservandogli una accoglienza scenografica e di popolo molto sentita. L’imperatore, al fine di proteggere la città da eventuali attacchi dal mare ne ordina una radicale ristrutturazione della cinta muraria già esistente dal 1200. L’incarico viene affidato all’ ingegnere Antonio Ferramolino che tra gli altri collaboratori si avvalse di due nomi di spicco della società messinese: Francesco Maurolico e Giovanni Angelo Montorsoli. La vecchia cinta muraria edificata da Ruggero d’Altavilla si estendeva dal torrente Portalegni, attuale via T. Cannizzaro, scendeva fino al Cavalcavia e risaliva fino alla dogana dove c’era il Palazzo Reale e in alto arrivava fino a cingere il Castello di Roccaguelfonia per poi scendere fino a mare dal torrente Boccetta. Il Ferramolino migliorò e integrò la struttura allargandosi verso l’attuale Piazza S. Vincenzo con la realizzazione di bastioni e fossati e successivamente con la costruzione dei forti Gonzaga, Castellaccio. San Salvatore e la Real Cittadella. Fino al 1800 le mura e i forti sono rimasti in uso e il primo smantellamento fu ad opera dei Borboni e per venire incontro alle nuove esigenze dello sviluppo della città furono demolite le due principali porte della città. E come spesso accade alle nostre latitudini, l’incuria e il degrado ne hanno fatto da padrone tanto che ancora oggi si possono notare che porzioni di mura siano state integrate all’interno di cortili di complessi di edilizia privata o che siano state degradate al rango di ruderi facendo o da supporto ad abitazioni fatiscenti o che dalle stesse feritoie di queste antiche mura sano state ricavate finestre da cui si sciorinano panni colorati. Le mura superstiti possenti e degradate, possono essere visitate con un piccolo tour a partenza dal Tirone dietro la chiesa del Carmine, poi a largo Turati, di fronte al Domenico Savio con il bastione Gentilmeni, i dintorni di Cristo Re fino al bastione San Vincenzo nell’omonima piazza.

Per quanto riguarda il recupero e la fruizioni turistica, timidi segnali vengono da taluni istituzioni ma sono sempre i “giovani” della società civile

a dare il meglio e l’esempio; una classe del liceo scientifico Seguenza, sotto la guida degli insegnanti, hanno partecipato a un progetto regionale “ Le Mura di Carlo V “ , con l’intento di sensibilizzare i giovani alla riscoperta della storia cittadina e alla valorizzazione del patrimonio architettonico. Alla fine di un percorso didattico i ragazzi del liceo hanno collocato presso il Bastione Gentilmeni di Peculio Frumentario, angolo via Dama Bianca, un pannello segnaletico con l’indicazione completa del tracciato della antiche Mura. Speriamo che questo segnale forte che viene dal basso, possa dare la spinta alle istituzioni, per il recupero totale di questo patrimonio abbandonato, per farne un circuito virtuoso a disposizione dei turisti e dei cittadini.