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Messina nascosta: Villa Pace

Messina nascosta: Villa Pace

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di Marcello Aricò

 

Nella via Consolare Valeria che unisce la città a Capo Peloro, i nomi dei villaggi che si snodano lungo la marina, Paradiso, Contemplazione, Pace S. Agata, al di la dell’origine di questi toponomi, creano una dimensione surreale di un posto quasi magico. Rivolta ad Oriente, divide l’azzurro del mare e il verde delle colline, ops almeno fino a quando scelte scellerate di urbanistica hanno soffocato nel cemento il rapporto tra le case dei pescatori e le ville padronali. E proprio di in una di queste ville che voglio soffermare la mia attenzione: Villa Pace.

Tra le varie ville dall’architettura eclettica che arricchiscono le colline prospicienti l’azzurro del mare, villa Pace immediatamente colpisce per la sua maestosità. Oggi proprietà dell’Università è stata in passato testimone di eventi e di ricevimenti della facoltosa borghesia cittadina la quale si è dimostrata abile padrona di casa per personaggi illustri che nel corso degli anni sono stati ospiti eccellenti dei vari proprietari che si sono succeduti. La villa consta di un gruppo di palazzine, in stile eclettico, fatte costruire all’interno di un parco. Nel 1850 Robert Sanderson, figlio di un imprenditore inglese che successivamente diventa un grosso commerciante di estratti agrumari, acquista dai fratelli Marini una porzione del fondo Rusticana nel villaggio Pace e dopo il proprio matrimonio con Amalia Sarah Child trasforma la modesta costruzione preesistente in una prestigiosa residenza estiva chiamata “villa Amalia” e con l’innesto di piante rare e alberi pregiati ne fa un giardino lussureggiante. Tra i suoi ospiti più celebri il Kaiser Guglielmo II e diversi esponenti di Casa Savoia. Dopo il terremoto del 1908 tutto il complesso è parzialmente danneggiato e anche il “Castelletto” o “Casa dei Giovani” che era funzionale all’ospitalità dei numerosi componenti della famiglia è totalmente distrutto. Trasferitisi a Roma i Sanderson vendono la villa ad Emilio Enrico Vismara, alto dirigente della Società Tirrena, dedita alla progettazione di impianti elettrici, e mecenate della città contribuendo alla realizzazione dell’Istituto Marino per bambini tisici e rachitici. Nel 1921, insofferente al Regime si trasferisce in Francia e vende tutto il manufatto. La villa successivamente fu acquistata dalla famiglia Bosurgi che permise l’espansione dell’industria di trasformazione agrumari peloritani i tutto il mondo. Nel 1981 viene dichiarato d’ufficio il fallimento della fabbrica dei Bosurgi finché nel 1992, il Tribunale di Messina cede alla locale Università a “costo zero” l’intera struttura con l’intenzione di proteggere i beni custoditi, ristrutturala e adibendola a centro convegni e mostre. Dopo notevoli interventi di restauro, buona parte della struttura è stata resa fruibile per numerosissime attività permanenti e non. È oggi sede di congressi scientifici nazionali ed internazionali, di mostre storiche, culturali, di numerosissime mostre di pittura ed occasionalmente di master universitari di vario livello. Con la sinergia della famiglia Imbesi, dell’Universita’ e l’Ordine dei Farmacisti viene inaugurato il Museo Storico della Farmacia del Mediterraneo, fortemente voluto dal luminare docente e preside presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Messina. Dona libri, stampe antiche e gli arredi della farmacia materna di Scilla sua città natale. Il piccolo museo contiene cimeli e documenti che testimoniano l’evoluzione della disciplina nel corso degli ultimi cento anni. Villa Pace quindi e uno dei grossi patrimoni storico culturali di questa città da preservare e valorizzare ricordando la definizione che ne diede durante il suo soggiorno il diplomatico tedesco e fidanzato di Luisa Leila Sanderson, descrivendo villa Pace come il luogo dell’anima.