Noterelle riabilitative del padre del libraio: “Canali”

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di Filippo Cavallaro

 

Il 17 novembre ricorrerà il 150mo del Canale di Suez, realizzato da Ferdinand de Lesseps su progetto dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli. Un libro scritto da Marco Valle, edito da Historica, dal titolo “Suez. Il Canale, l’Egitto e l’Italia, Da Venezia a Cavour, da Mussolini a Mattei” illustra aspetti poco noti, che la storia ha in parte offuscato, sul ruolo degli italiani nell’impresa, progettista compreso. Si rivelano l’impegno di Cavour che assieme al Ministro dei Lavori Pubblici, Pietro Paleocapa, al Conte Luigi Torelli ed al vero “padre” del Canale l’ingegner Luigi Negrelli, riuscirono ad indicare una via diversa da quella di Ferdinand de Lesseps e del suo gruppo di ingegneri. Una storia di relazioni diplomatiche, un dialogo di intelligenze, un confronto culturale, un affermarsi di vocazioni … la marittima italiana e la grandeur francese. Nato come autostrada marina ha visto la fine degli imperi, il colonialismo, le predazioni, la pirateria ma anche la circolazione di idee di libertà e di uguaglianza.

Mi viene da pensare alla sorridente Serafina che giorni fa superati gli esiti motori del più recente intervento chirurgico, ne annovera nella sua storia tanti e tra questi qualcuno demolitivo, si è trovata a doversi esercitare sugli esiti di uno che compromettendo la funzionalità della vescica la costringe all’autocateterismo per far defluire le urine e liberarsi dal rischio infezioni da ritenzione.

In parecchi, vedendola tornare a camminare con i suoi bastoni, fuori dal letto, capace di mettersi in piedi da sola spingendo sulle braccia e bloccando le ginocchia, hanno ritenuto completato il percorso riabilitativo.

La preoccupazione purtroppo era su quanto gli esiti delle patologie affrontate, sommandosi e sovrapponendosi, potessero limitare la libertà di movimento e l’autonomia nella vita quotidiana, l’invito era di comunicare sempre la percezione dei vincoli o dei limiti.

Serafina è consapevole di quanto sta vivendo il suo corpo piagato e piegato dalle malattie, ma intende viverlo e cerca soluzioni ed ausili che siano oltre che su misura anche gradevoli se non addirittura belli.

Il cateterismo ad intermittenza è però una necessità per evitare un catetere a permanenza, e dare a lei maggiore autonomia. Si accorge che da seduta non riesce a piegarsi in avanti senza l’appoggio di una mano e questo non permetterà da eseguire da sola, nella migliore condizione igienica e di privacy, il cateterismo.

È molto preoccupata. Dopo una camminata, in cui la invito a rispettare le sue ginocchia, intervallando dei riposi al cammino con gli arti inferiori in iperestensione che lei ha acquisito e strutturato negli ultimi anni. Mi parla del problema cateterismo e mi chiede un consiglio su come eseguirlo utilizzando una sola mano.

Come gli italiani con le conoscenze marittime per l’istmo di Suez faccio tesoro delle conoscenze nelle malattie neuromuscolari e la invito ad utilizzare la testa come appoggio, come una stampella. Proviamo poggiando la testa sul cuscino sistemato sul tavolo. Si accorge che così riesce ad arcuare la schiena ed a raggiungere una posizione ottimale di cosce e bacino. Le mani sono libere. Si può fare. Le urine saranno espulse!