Quello che la foto non dice

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A CURA DI DANIELE PASSARO

 

Nella metropolitana di New York

Chi non conosce New York, chi non ha respirato l’aria di questo strano, incredibile e multiforme teatro a cielo aperto forse non mi capirà, forse non riuscirà a cogliere il senso di quello che questa foto non dice.
L’immagine che vi propongo è tanto casuale quanto straordinaria ed il fatto che sia stata scattata nella metropolitana di New York potrebbe non essere decisivo.
Dico subito che non c’è un solo elemento che indichi il luogo di scatto se non il suo essere così improbabile e – per certi versi – così incredibile che solo a New York avrebbe potuto essere scattata.
Viaggio fotografico a NYC, siamo in 6 i fotografi ed ognuno cerca la FOTO, quella che solo New York può permetterti di scattare: facce, grattacieli, palazzi e luci che solo la grande mela ti offre.
Basta guardare e… scattare.
E allora capita che nel posto più improbabile, più difficile, più uguale eppure più caratteristico come certamente è la Metropolitana, New York ti regala su un piatto d’argento una foto che io – che pure l’ho scattata – definisco incredibile e (lasciatemelo dire) bellissima.
Aspettavamo la metro che tardava, non c’era molta gente sul marciapiede ma, soprattutto era buio, un buio fittissimo.
D’improvviso si sente un forte vento – il treno che arriva ho pensato – ma inusuale tanto era violento.
E nel vento – accanto a me – quasi emersa dal nulla vedo una ragazza dai capelli lunghi, sottili e biondissimi, bella, molto bella.
Istintivamente prendo la piccola Leica che porto sempre appesa al collo (non si sa mai) e istintivamente scatto una, due, tre foto; in sequenza.
Al buio.
E’ solo dopo che mi accorgo di avere inquadrato il profilo della ragazza (ignara degli scatti) con i capelli al vento come fosse su una spiaggia della California in una giornata d’inverno.
Ma la cosa straordinaria, e per me inspiegabile, è la luce che illumina i suoi capelli agitati dal vento, il suo viso e le sue mani che reggono il cellulare.
Un controluce bellissimo, quasi impossibile da riprodurre tanto è perfetto, non foss’altro per una ragione.
Da dove veniva quella luce?
Non era la luce del treno (che era ancora lontano) e non ricordo che ci fossero luci sul muro della galleria (ma posso sbagliarmi).
Certamente la foto è bellissima (almeno per me) e mi piace pensare che la luce sia stato un regalo di NYC fatto a me.
Eccola, ve la propongo.
Questi i dati di scatto (dati c.d. exif) per chi fosse interessato
Leica Q2 – 28 mm SUMMILUX 1:1.7/28 ASPH. Tempo di esposizione: 1/60 sec, F: f/1.7 ISO 200