Anestesista accusa ASP: “Confusione su medici rientrati da fuori, direttive contradditorie e censura”. L’azienda replica

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di Massimiliano Cavaleri

MESSINA – La “denuncia” di stamane del dirigente medico anestesista rianimatore dell’Ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto Marco Pettinato, sindaco del comune nebroideo Fondachelli Fantina, sembra il paradigma della confusione che imperversa sia a livello nazionale che a livello locale su ciò che si deve o non deve fare tra DPCM, ordinanze regionali, circolari e comunicazioni varie.

“Tutto e il contrario di tutto: questa è la sintesi di ciò che ho vissuto da quando sono rientrato l’8 marzo da Cuba – Mosca – Milano (scalo di sei ore) fino a Catania – spiega Pettinato ricostruendo brevemente la vicenda – mi sono prima messo, in autotutela e per prudenza, in isolamento volontario sulla base del primo decreto di Conte sulle “zone rosse”, comunicandolo al medico di base che a sua volta l’ha riferito al dipartimento dell’ASP. Il 12 marzo Musumeci specifica in un’ordinanza urgente che chiunque rientri da fuori deve rispettare un isolamento di 14 giorni, dunque fino al 22 marzo. Il 13 marzo viene specificato però che la quarantena obbligatoria non vale per il personale sanitario, oltre a non essere retroattiva. Il 15 marzo la direzione di presidio mi dice di presentarmi in ospedale con i dispositivi di protezione individuale per fare il tampone, ma gli rispondo che devono fornirmeli loro perché purtroppo non sono in possesso di mascherina o altro; nel frattempo il mio medico scrive all’ASP chiedendo chiarimenti: devo rispettare la quarantena o tornare al lavoro?”.

Il 15 marzo Pettinato manda anche un’email all’ASP dichiarando che senza un ordine scritto non sarebbe tornato al lavoro: era asintomatico, ma giustamente se fosse stato positivo, correva il rischio di contagiare altre persone e soprattutto pazienti ricoverati o altro personale (come già successo peraltro in vari nosocomi…). Poche ore dopo, i vertici gli impongono il rientro, pena la Commissione disciplinare; ma l’indomani, l’Ufficio Igiene della stessa ASP gli scrive che sarebbe dovuto restare in isolamento fino al 22 marzo (i famosi 14 giorni dal rientro dell’8). Ad ogni modo Pettinato è costretto a rientrare al lavoro, senza DPI, poi forniti e senza aver effettuato il tampone, dunque rappresentando un potenziale, seppur minimo, rischio di contagio.

“Il 18 marzo mandano una circolare – continua Pettinato – in cui dicono che tutti i dipendenti devono attenersi alla quarantena volontaria nel caso in cui siano stati nelle zone a rischio epidemiologico, dunque danno ragione al mio isolamento”.  

Riportiamo qui di seguito il testo integrale della nota di replica arrivata oggi dall’ASP:

In data odierna si apprende delle dichiarazioni rese alla stampa da un dirigente medico anestesista in servizio presso l’Ospedale di Barcellona PG; questa Azienda Sanitaria Provinciale sta effettuando i dovuti riscontri sulle stesse e da un primo accertamento effettuato presso la direzione medica del Presidio di Barcellona pare emergere che lo stesso sia stato invitato con Pec del 15/3/2020 ore 12.18, a firma della dott.ssa Felicia Laguidara dirigente medico della direzione di presidio, a sottoporsi al tampone per Covid-19 in data 16/3/2020 alle ore 8.30 presso il laboratorio di analisi dello stesso presidio. Analogo invito era stato effettuato ad altro anestesista del presidio che ha regolarmente ottemperato alla disposizione.

Parrebbe emergere che l’anestesista abbia disatteso la disposizione e non si sia sottoposto a tampone. Relativamente a quanto asserito dal predetto anestesista, in materia di autoisolamento, ai sensi dell’art.7 del decreto legge 9 marzo 2020 n.14 pubblicato in GU n.62 del 9/3/2020 le disposizioni di cui all’art 1 c.2 lett h del decreto legge 23/2/2020 n. 6 non si applicano agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali; questi sospendono l’attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19.

Preso atto infine che il dirigente medico ha violato le disposizioni aziendali di cui alla nota 14559 del 5/2/2020 che ribadiva che: “ai sensi delle vigenti disposizioni aziendali è fatto divieto di rilasciare comunicazioni all’esterno tranne che per i soggetti espressamente autorizzati per iscritto dalla Direzione Generale”, questa Azienda Sanitaria fa presente che la sua posizione è già al vaglio dell’Ufficio di Disciplina per quanto di competenza.

“La smentita dell’ASP – commenta Pettinato – usa il condizionale e tuttavia non chiarisce due aspetti: la fornitura di DPI che ho richiesto per recarmi a fare il tampone in ospedale, senza eventualmente contagiare altre persone, e l’evidente contraddittorietà di comunicazioni da parte dello stesso ente (dato che il Dipartimento di Igiene dipende dall’ASP) che ingenerano confusione nei medici e in tutto il personale sanitario. Inoltre – conclude Pettinato – oltre ad essere un medico e un cittadino che ha diritto di denunciare questi fatti, rivesto anche l’incarico di sindaco quindi rappresento la massima autorità sanitaria di un Comune e non accetto in alcun modo nessun tipo di censura”. Pettinato fa riferimento all’ultima parte della replica, in cui l’ASP comunica il vaglio delle dichiarazioni in violazione della norma di non fare comunicazioni all’esterno, se non autorizzati dalla direzione. “Ben venga qualunque provvedimento disciplinare – conclude Pettinato – per chiarire la mia posizione e verificare eventuali lacune nel sistema. Io non ho rivelato fatti riguardanti l’attività clinica ma l’assurdo bailamme di indicazioni su come comportarmi. Ciò ha riguardato tra l’altro decine di altri medici, come me, rientrati da fuori, dunque è una situazione che non si può sottacere. Non voglio assolutamente fare polemica con l’ASP, ma non mi sembra corretto essere attaccato. In qualità di rappresentante istituzionale ne approfitto per rivolgere un invito a tutti i cittadini di restare a casa per contenere il contagio”.

Naturalmente MessinaMedica.it rimane a disposizione per ulteriori chiarimenti sulla vicenda da parte dell’azienda.