Sanità siciliana nella fase 2

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Al Sig. Presidente della Regione

L’attuale andamento dell’epidemia di COVID nella Regione Siciliana consente di programmare l’uscita dalla fase emergenziale per riprendere con gradualità la dovuta assistenza per tutte quelle patologie, acute e croniche, che negli ultimi due mesi è stata erogata solo in emergenza-urgenza, in quanto ritenuto necessario procrastinare ogni prestazione differibile per ridurre il rischio di contagio, che l’accesso ad un ambulatorio o ad una struttura sanitaria inevitabilmente avrebbe comportato.

Appare prioritario, soprattutto per i DEA di II livello, dove si concentra la casistica di maggiore complessità, che possano essere riprese le attività ospedaliere.

Sul tema, al fine di supportare le scelte programmatiche, questo Assessorato ha chiesto al Comitato Tecnico Scientifico Regionale (CTS) di fornire indicazioni.

Con il parere reso in data 5 maggio 2020, il predetto Comitato ha fornito indicazioni e utili misure di prevenzione e protezione atte a contenere il rischio di ripresa di focolai epidemici da COVID 19 e contestualmente riorganizzare l’offerta sanitaria non solo in emergenza ma anche per le prestazioni di ricovero ed ambulatoriali programmate ed in elezione, tuttavia alcuni di detti suggerimenti risultano non condivisibili.

Ci si riferisce in particolare alla previsione di effettuare il tampone rinofaringeo a tappeto a tutti i pazienti da ricoverare nelle strutture sanitarie di ricovero e cura pubbliche e private della Regione, previsione non praticabile in concreto, anche alla luce delle previsioni dell’ art. 17 della ordinanza n. 21 del 17/5/2020, atteso che il numero di tamponi che sarebbe necessario eseguire giornalmente non risulterebbe gestibile dalle strutture laboratoristiche regionali in tempi accettabili e comunque esaurirebbe in breve tempo le scorte disponibili essendo superiore alla capacità di approvvigionamento dei reagenti. Sul punto si ritiene di

dover effettuare ai soggetti che non presentino sintomi sospetti per infezione da SARS – CoV-2 i test sierologici quantitativi, in ciò supportati dal parere del CTS del 2/4/2020, che riconosce un valore diagnostico ancorchè complementare alle indagini biomolecolari, ma che si ritiene utile nel caso di soggetti che non presentino sintomi evocativi della patologia, né anamnesi positiva per contatti con soggetti positivi e/o provenienza da zone a rischio.

Del pari difficilmente attuabile è la previsione di dedicare alla cura dei pazienti Covid Positivi strutture, con un numero di posti letto sufficienti a soddisfare gli indicatori di monitoraggio definiti nel Decreto del Ministero della Salute del 30.04.2020 anche in caso di recrudescenza del fenomeno epidemico, destinate esclusivamente a pazienti Covid positivi e provviste di tutte le discipline anche non connesse alla patologia Covid .

Si è pertanto ritenuto opportuno adottare un modello che prevede una schematica divisione in strutture diversificate per prestazioni sanitarie, distinte in tre tipologie:

– strutture permanentemente attive nella gestione dei pazienti COVID anche con funzioni miste (strutture di Tipo A)

– strutture non covid di Tipo B attivabili a funzione di Tipo A entro 48 ore

– strutture non-Covid, (strutture di Tipo C) che, in funzione dell’andamento epidemico, possano essere, in un lasso di tempo di 5-7 giorni, riconvertite a strutture di tipo A.

L’attività sanitaria rivolta ai pazienti non Covid sarà svolta all’interno delle strutture di Tipo B e C sintantochè l’andamento epidemiologico non ne dovesse imporre la trasformazione in strutture di tipo A.

Si allega pertanto il documento contenente le procedure ritenute necessarie per una riapertura in sicurezza del Sistema sanitario regionale, sia con riferimento all’assistenza ospedaliera, sia con riferimento all’attività territoriale.

Il Dirigente Generale DPS (Ing. Mario La Rocca)

Il Dirigente Generale DASOE (D.ssa M. L. Di Liberti)

L’Assessore (Avv. Ruggero Razza)

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