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L’immaginazione in politica sanitaria

L’immaginazione in politica sanitaria

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di Salvo Rotondo

L’attuale crisi della nostra società determinata dalla pandemia può rappresentare, a pensarci bene, uno straordinario momento di ripensamento della riorganizzazione sociale. Un’occasione, cioè in cui è possibile valutare le criticità attuali e cercare di ripartire ripensando a come non ripercorrere gli errori fatti e attuare proattivamente scelte politiche orientate al miglioramento delle condizioni in cui versa oggi la nostra società.

Per far ciò risulta indispensabile un enorme sforzo immaginativo da parte chi ha le prerogative per decidere la politica sanitaria.

Parlando di immaginazione potremmo suddividerla schematicamente in due condizioni: la buona immaginazione, che percorre processi sperimentali attraverso modelli simbolici capaci di mobilitare queste esperienze allo scopo di perseguire obiettivi politici virtuosi (aspetto sfolgorante dell’immaginazione). La brutta immaginazione (immaginazione tetra) rappresenta invece un cattivo uso dell’immaginazione, troppo spesso utilizzata per ideare delle nuove promesse che magari non verranno mai mantenute (la promessa delle promesse).

In effetti l’aspetto tetro dell’immaginazione in politica sarebbe da definire come assenza di immaginazione, come nel caso dei tagli lineari operati con la scure per rientrare nei parametri di bilancio imposti,nel corso degli ultimi anni, all’Italia dall’Europa. Piuttosto che attivare un problem solving virtuoso che consiste nella capacità di immaginare nuove cose o percorsi per raggiungere gli obiettivi attraverso il ruolo produttivo della progettazione di ricerche, della soluzione dei problemi, dell’interpretazione dei dati, e della formulazione di ipotesi innovative che, aprendo nuovi percorsi prima mai immaginati, consentono di raggiungere l’ardito target di conquistare nuove conoscenze.

Affidarsi passivamente alla speranza della serendipità, cioè alla capacità scoprire fortunosamente nuove cose nel corso della ricerca di cose completamente diverse, quasi mai porta a buoni frutti. Perché quasi mai si realizza fortunosamente qualcosa che non sia stato, prima, immaginato, magari con forma diversa, ma comunque, immaginato.

Lo sforzo indispensabile per descrivere l’immaginazione è legato al fatto che essa rappresenta un processo che non ha corrispondenza con quello che i nostri cinque sensi percepiscono dal mondo esterno. Essa si basa su un processo cognitivo che, utilizzando e rimescolando fatti prelevati dall’archivio della nostra memoria con cognizioni e stimoli che ci colpiscono dal mondo esterno, realizza rappresentazioni mentali originali che ancora non esistono. L’attivazione, cioè di visioni interiori capaci di far percepire cose che non ci sono ancora, ma che potrebbero esistere.

L’immaginazione si innesca attraverso l’attivazione della percezione di un bisogno. È questa la molla che fa scattare la ricerca dell’ideazione che, attivando le proprie visioni, produce modelli ideali di realtà che vanno a concretizzarsi nella realizzazione di pensieri innovativi. Questi, oltre a rappresentare delle novità hanno l’obbligo sociale di rappresentare un percorso che tenga conto della sostenibilità del processo, diversamente non risponderebbero a interessi sociali, bensì individuali.

Purtroppo è quello che avviene sempre più frequentemente in politica sanitaria. Anche se a gran voce l’utenza richiede un significativo cambio di passo per ottenere maggiori presidi territoriali multi-specialistici e una medicina sempre più di prossimità capace di abbandonare la logica ospedalocentrica, liste d’attesa più brevi con ottimizzazione delle prenotazioni e della gestione delle visite e degli esami strumentali. Insomma una maggiore accessibilità delle cure attraverso la digitalizzazione delle prescrizioni mediche con la possibilità di interfacciarsi col sistema anche da remoto con una omogeneizzazione del servizio nelle varie regioni italiane.

Così facendo verrebbe valorizzata la rinnovata percezione del valore della salute in quanto investimento, attraverso l’utilizzo delle nuove risorse economiche messe a disposizione del SSN a partire dal 2021, inaugurando una controtendenza che ormai dura da oltre dieci anni.