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Le carenze affettive

Le carenze affettive

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di Emidio Tribulato

La crescita intellettiva ed affettiva di un bambino è strettamente condizionata dalla quantità e dalla qualità degli stimoli ricevuti. Nonostante il sistema nervoso di un neonato sia già programmato per il suo sviluppo umano, le specifiche potenzialità genetiche si attueranno in maniera piena, ricca ed armonica, soltanto se egli avrà ricevuto nei tempi e nei modi opportuni e quindi nei modi e nei tempi adeguati alla sua fisiologia, i necessari stimoli comunicativi, affettivi, intellettivi, motori e sensoriali. In caso contrario il suo sviluppo cerebrale si arresterà o si attuerà in modo parziale o non corretto.

Mentre nell’adulto noi possiamo in parte distinguere gli stimoli affettivi da quelli intellettivi, nel bambino molto spesso questa distinzione non è facile e non è neanche possibile in quanto, per i piccoli dell’uomo, le due componenti sono strettamente connesse l’una all’altra. Quando un padre apre le braccia e incita il bambino a fare i primi passi, quando una madre tenendolo sulle ginocchia sfoglia un libro figurato o quando la sera entrambi i genitori raccontano al bambino una favoletta prima di andare a letto, non sono solo un padre o una madre che stimolano la sua motricità grosso motoria, o arricchiscono il suo lessico e la sua fantasia: essi svolgono anche, e soprattutto, una funzione squisitamente affettivo – relazionale fatta di comunione reciproca, incoraggiamenti, rassicurazioni e dialogo. Per tale motivo, nonostante l’enorme mole di stimoli che provengono dai libri, dalla tv, dai video giochi, da Internet o dai computer, anche oggi e forse soprattutto oggi, si può ben a ragione parlare di bambini che soffrono di carenze di stimoli ambientali. In quanto, se è vero che questi strumenti hanno di molto arricchito la vita intrapsichica dei minori in alcuni settori, l’hanno però impoverita in altri. Se queste nuove tecnologie hanno dato un notevole apporto di stimoli visivi, uditivi e della coordinazione visuo-motoria, dall’altra, rispetto al passato e rispetto alle popolazioni nelle quali i bambini possono effettuare, insieme ai loro genitori e familiari, attività e giochi per molte ore al giorno, all’aria aperta, immersi nell’ambiente naturale, vi è stato un notevole impoverimento di esperienze e stimoli. I contatti fisici ed emotivi e le esperienze che provengono dagli adulti con i quali vi è un forte legame affettivo, sono diventati negli ultimi decenni troppo scarsi e limitati., allo stesso modo sono nettamente diminuiti i contatti diretti e spontanei con il mondo vegetale e animale. Mondo notevolmente ricco di proprietà affettivo – relazionali.

Mentre globalmente vi è nella nostra società, una carenza di stimoli efficaci allo sviluppo armonico dei minori, al suo interno vi sono poi delle situazioni ancora più critiche. Così come vi è ad un estremo un ambiente familiare molto attento verso il minore al quale viene dato molto, ma contemporaneamente molto viene chiesto, vi è, nella situazione opposta, un ambiente notevolmente freddo e indifferente, nel quale il minore passa quasi inosservato, come fosse trasparente o inesistente. Ciò avviene quando i genitori, nonostante aspettino un figlio, continuano a condurre la loro vita di sempre: lui al lavoro fuori casa, mentre lei è impegnata nelle sue faccende domestiche e in attività esterne alla famiglia. Quando poi il figlio nasce, la madre lo accudisce come fosse uno dei tanti impegni ai quali è costretta a dedicarsi, una delle tante incombenze della giornata, senza sforzarsi minimamente di avere con il piccolo un buon rapporto dialogico. Queste madri, anche quando stanno accanto al figlio, non ricercano e non si lasciano andare a quel profondo e solido legame particolare che il bambino ricerca e del quale non può fare a meno. Queste madri disattente, mentre allattano il piccolo, anche quando non sono impegnate al telefono o con la Tv, non vivono la relazione in modo profondo, in quanto i loro pensieri vagano sulle cose da fare, dopo quella noiosa occupazione. Ma anche i padri credono che il loro compito sia cessato nel momento in cui hanno provveduto ad assicurare con il loro lavoro un discreto benessere economico alla famiglia. Questi genitori, quando possono, preferiscono delegare agli altri, a chiunque sia disponibile, le

indispensabili cure. La loro mente, distratta dagli impegni, dai progetti o peggio dalle passioni o amori del momento, non riesce a vivere e gustare in modo pieno e coinvolgente il rapporto con il figlio.

Quando questi genitori, per un qualunque motivo, hanno la necessità di allontanarsi da casa e dal piccolo per giorni o mesi, per motivi di studio, di lavoro o altre incombenze, si impegnano soltanto a trovare qualcuno che in loro assenza si occupi di lui: gli dia da magiare, lo pulisca e lo metta a letto. Senza affatto preoccuparsi della sofferenza provata dal figlio a causa della carenza affettiva.

Durante tutta l’età evolutiva esiste una fame affettiva in tutti i settori della vita di relazione. Quando questa fame non viene soddisfatta, lo sviluppo psicoaffettivo del bambino risentirà di gravi conseguenze. La madre e il padre non sono gli unici responsabili della carenza affettiva. Responsabili sono anche gli altri familiari. Ciò in quanto, se nei primi diciotto – venti mesi questa richiesta di un solido legame affettivo si rivolge esclusivamente alla madre e al padre, a mano a mano che il bambino acquista posizione nel mondo circostante, il bisogno d’affetto, dialogo, cure, sicurezza e protezione, viene richiesto anche all’ambiente familiare.

Le carenze affettive si possono manifestare nelle varie età. Vi può essere una carenza affettiva della prima infanzia, una carenza affettiva dell’età prescolare, e una dell’età scolare. La gravità della sindrome carenziale dipende dall’età del bambino, dalla durata dell’assenza dei genitori e dalla presenza o meno di figure con le quali il bambino ha instaurato un solido legame affettivo. Minore è l’età del bambino, tanto più lunga è stata la carenza affettiva, tanto più gravi e più difficilmente recuperabili saranno gli esiti. In ogni caso le conseguenze delle carenze affettive causate da genitori poco attenti e disponibili possono essere attutite dai familiari se questi si mostrano vicini e disponibili alle cure del bambino. Al contrario modeste carenze della madre o del padre nella cura del figlio possono essere accentuate dall’assenza o dallo scarso coinvolgimento delle altre figure familiari come quelle dei nonni e degli zii.

Bisogna inoltre considerare le caratteristiche individuali. Alcuni bambini sono particolarmente sensibili a questo tipo di carenze e, pertanto, quando queste si presentano, reagiscono con sintomi importanti e gravi, mentre altri le accettano meglio e reagiscono con sintomi più blandi e passeggeri. La maggiore capacità di resistenza e di recupero non dovrebbero però illudere i genitori in quanto, spesso, una reazione apparentemente neutra nasconde ed alimenta delle invisibili ferite e dei sotterranei risentimenti.

La carenza affettiva può presentarsi in modo acuto o cronico. Una carenza affettiva acuta è, ad esempio, quella nella quale i genitori, pienamente disponibili e vicini al bambino fino a quel momento, sono costretti, per un motivo qualsiasi, ad allontanarsi dal figlio per qualche tempo. Una carenza cronica, invece, è quella che si ha quando, pur non essendoci un allontanamento reale, i genitori ed i familiari, hanno costantemente o frequentemente un comportamento ed un atteggiamento nei confronti del minore, caratterizzato da scarsa attenzione, cura, impegno, disponibilità all’ascolto e al dialogo.

I danni da carenza affettiva possono essere in tutto o in parte recuperati o possono accentuarsi nel tempo. Se la madre, ma anche gli altri familiari, nel momento in cui si accorgono del disagio del bambino cercano, mediante maggiore cura, accoglienza, dialogo, di essere più vicini ai bisogni del figlio, i guasti procurati dalla carenza affettiva possono essere mitigati ed in buona parte recuperati. Le conseguenze saranno più gravi, ed in parte irreversibili se, come spesso accade, il disagio espresso dal bambino viene ignorato o peggio mal valutato.