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Perché monitorizzare i movimenti oculari?

Perché monitorizzare i movimenti oculari?

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di Salvo Rotondo

Facebook si è reinventato in Meta nell’ottobre 2021, questo porterà verso l’obiettivo di una “esistenza” in un mondo virtuale attraverso la realizzazione di una realtà virtuale (VR) caratteristica del metaverso. Questo diventerà, con grande probabilità, il succedaneo di Internet, cioè un insieme di spazi virtuali digitali interconnessi tra loro e capaci di consentire azioni che non possono essere realizzate nel mondo fisico. Queste saranno caratterizzate dalla presenza sociale e da sensazioni che produrranno la percezione di essere all’interno di un mondo in contatto con altri utenti, indipendentemente dalla propria geolocalizzazione reale.
Ma non sembra che Meta, così come altre aziende (Apple , Google, Snap, Microsoft), rinunceranno tanto presto alla Realtà Aumentata (AR) utilizzata nel mondo reale.
Infatti, attraverso lo sviluppo di tecnologie applicate a dispositivi AR indossabili: occhiali AR, lenti a contatto intelligenti e cuffie AR Meta ha sviluppato il progetto “ARIA” finalizzato alla realizzazione di occhiali AR integrabili nella domotica, che siano in grado di “comandare” l’accensione di una lampadina semplicemente fissandola. Questo avviene attraverso l’integrazione, negli occhiali AR, di sensori “eye tracker” che registrano i movimenti oculari e che forniscono tutta una serie di informazioni che potrebbero essere utilizzati per monitorizzare le inconsapevoli interazioni degli utenti con il mondo esterno.
Ancora sono in pochi a porsi il problema dei risvolti sulla privacy e sulla gestione dei Big Data generati dal tracciamento degli movimenti oculari. Questi infatti sono in grado di fornire informazioni relative alle modalità di interazione del nostro cervello con gli stimoli esterni. I movimenti oculari rappresentano segnali di base, a partenza dalle aree più antiche dell’encefalo (archi- paleo-cerebellum) che non vengono filtrati dalla coscienza (che origina piuttosto dal neo-cerebellum) e che forniscono importanti informazioni sulla cognizione subconscia degli esseri umani.
In condizioni normali l’occhio raccoglie delle immagini e, per ottenerne la massima qualità, le concentra, in maniera assolutamente automatica, nell’area foveale (al di fuori di questa l’acuità visiva diminuisce in maniera importante). Quindi sono necessari dei costanti minimi movimenti oculari per mantenere all’interno di quest’area le immagini di interesse. Tali movimenti consentono la fissazione delle immagini di nostro interesse all’interno dell’area foveale e possono essere, in estrema sintesi, utilizzate per ottenere importanti informazioni sui processi cognitivi e sull’attenzione.
La possibilità, poi, di entrare in possesso contemporaneamente di milioni di informazioni relative al tracciamento oculare (Big Data) potrà sicuramente agevolare l’interazione tra l’uomo e la macchina per i soggetti diversamente abili, per l’assistenza agli anziani, all’ottimizzazione dell’istruzione, all’assistenza sanitaria e alla realizzazione di videogiochi. Tutto questo, però, espone al rischio di produrre, se male utilizzati, informazioni importantissime applicabili nel mondo delle scelte politiche o del marketing.
Gli esperti di Neuroselling hanno ormai inconfutabilmente dimostrato come le scelte di acquisto dei prodotti o di comportamenti sociali, politici ed elettorali vengano eseguito per la massima parte in funzione di una scelta emozionale (collegata euristicamente alla parte più antica e meno cosciente del nostro cervello).
La coscienza, quindi, serve quasi solo a confermare (convincendosi) le scelte emozionali, poiché la nostra specie è costituita da “esseri emozionalmente intelligenti e non intelligentemente emozionali”.