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Spot con Bonaccorti: Cittadinanza attiva chiede sospensione su tutte le reti. Il ministro Grillo al fianco dei medici: “Logiche commerciali non devono intaccare la comunicazione in ambito sanitario”

Spot con Bonaccorti: Cittadinanza attiva chiede sospensione su tutte le reti. Il ministro Grillo al fianco dei medici: “Logiche commerciali non devono intaccare la comunicazione in ambito sanitario”

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La Bonaccorti è stata “male accorta” ad accettare di girare questo spot. Dopo numerosi calciatori che sponsorizzavano le agenzie di scommesse, Pozzetto i compro oro e Frassica le agenzie di prestito tutti con la chiara finalità di incrementare l’indebitamento delle famiglie per l’acquisto di beni superflui, si sentiva la mancanza della conduttrice che interpretasse il ruolo di testimonial alla società di tutoring ‘Obiettivo risarcimento’. La Bonaccorti ha dichiarato all’ANSA di essere rimasta molto “sorpresa e dispiaciuta” dalle reazioni allo spot, che avrebbe girato in totale buona fede (quindi afferma implicitamente, per la transitiva, che sotto sotto c’è stata una malafede). Ha detto inoltre di essere “pronta a farne un altro, per dare spazio anche alle denunce dei lavoratori della sanità”. Non si capisce bene dalle dichiarazioni se per ottenere un nuovo cachet per un altro spot televisivo di compensazione o invece fare ammenda del grossolano errore pubblicitario per coorti di avvocati che fanno pressione sulla debolezza dei malati e delle loro famiglie a fini di lucro per intentare cause di risarcimento che al 90% finiscono in un nulla di fatto, ma che aumentano il clima di tensione in cui lavorano gli operatori sanitari.

Intanto anche i cittadini si ribellano a questo tipo di pubblicità che serve solo a compromettere ulteriormente il rapporto medico/paziente con l’aggravante di incrementare la medicina difensiva: CittadinanazaAttiva ha chiesto la sospensione in autotutela della messa in onda dello spot incriminato da parte di tutte le reti televisive. 

Arriva anche il post del ministro della Salute Giulia Grillo che naturalmente si schiera al fianco dei medici: “Sono pienamente d’accordo con la decisione della Rai di sospendere la messa in onda dello spot sui risarcimenti per casi di malasanità di una società privata, perché banalizza e fa commercio del legittimo diritto delle persone al risarcimento del danno, mettendo in cattiva luce il lavoro infaticabile e serio di medici e professionisti della sanità ogni giorno impegnati a prendersi cura di chi ha bisogno.

I cittadini devono avere fiducia e sapere che in corsia e negli ambulatori si lavora con il più alto spirito di servizio, e che laddove vi siano errori o danni interviene la legge a tutelare il paziente con imparzialità. Ogni giorno registriamo aggressioni a danno di chi lavora a contatto con i pazienti e la comunicazione non può essere superficiale o colpevole di creare ulteriore allarmismo. Il ruolo dei mass media è essenziale nella nostra società e i messaggi che riguardano la salute devono essere particolarmente accurati e diffusi in maniera responsabile. In attesa dell’esito della valutazione dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (Iap), confido che anche le altre emittenti sospendano la messa in onda dello spot, che appare un’occasione sprecata per fare buona informazione, seguendo una logica puramente commerciale e di profitto”.

Una questione che, nonostante i giorni di Festa, ha riacceso il problema della medicina difensiva e delle “aggressioni” nei confronti dei medici: in questo caso la violenza è mediatica con uno spot fortemente inopportuno sotto ogni punto di vista e avvalorato dalla presenza di un personaggio noto che agli occhi della gente trasmette autorevolezza e affidabilità nel messaggio da lanciare. Una polemica alla quale persino l’azienda protagonista ha tentato di replicare da un lato accusando la politica di avere fatto censura, dall’altro sottolineando che lo spot è contro le inefficienze del sistema sanitario (ad esempio citando le liste d’attesa) ma non contro i medici. Sarebbe stato più opportuno e addirittura conveniente che la risposta aziendale, se proprio indispensabile, contenesse almeno delle “scuse ufficiali” e non delle “giustificazioni” nel rispetto di chi opera in sanità e si è sentito offeso e colpito da uno spot di cui non si sentiva alcuna necessità, se non quella di fare profitto e magari di aumentare la visibilità del marchio e l’efficacia mediatica proprio alimentando contestazioni, agenzie, dichiarazioni che continueranno nei prossimi giorni.