Messina nascosta: la Cripta del Duomo

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di marcello aricò

 

 

Il FAI, che non finiremo mai di ringraziare, ha il compito di riportare alla luce le nostre bellezze infinite, è stato tra o pochi enti che si sono spesi, con le consuete Giornate di Primavera del 2009, a riportare l’attenzione sulla Cripta del Duomo di Messina. Questo luogo meraviglioso è stato il sito più visitato d’Italia con più di 25.000 accessi quando il FAI ne ha permesso la visita. La cripta venne realizzata nel 1081 assieme al Duomo,  per volontà del Re normanno Ruggero II. L’accesso alla cripta era consentito attraverso due scale a chiocciola dalle absidi soprastanti. Al visitatore si presenta una immagine di altri tempi con volte, colonne e capitelli: le volte a crociera sono sorrette da antiche colonne da riutilizzo di epoca greco-romana e bizantina provenienti da strutture cittadine, mentre i capitelli sono di puro stile romanico.  Le funzioni della cripta erano: per celebrare messe, meta di pellegrinaggi, punto di incontro per i marinai che sbarcavano al vicino porto ed anche per le riunione dei vescovi della Diocesi. Nel 1600, la cripta fu data alla congregazione Schiavi della Madonna della Lettera, che cambiarono il nome della cripta in Nostra Donna della Lettera. La congregazione ristrutturò la cripta abbellendolo con stucchi e affreschi in stile Barocco e statue, ed in questa occasione furono create due muri divisori in corrispondenza delle sovrastanti absidi laterali, creando così due cappellette. Per servire meglio i pellegrini le scale a chiocciola vengono eliminate, e due finestre delle absidi vengono trasformate in porte con scale.  L’intero ciclo di stucchi, molto probabilmente su disegno dell’artista fiorentino Innocenzo Mangani, è l’unico esempio completo rimasto a Messina di questa particolare tecnica decorativa. La cripta non fu danneggiata dai terremoti del 1783 e da quello catastrofico del 1908. ma nei lavori di restauro l’incaricato dai beni culturali di Palermo per sostenere il peso del transetto e delle absidi fece costruire due muri portanti e fondamenta per sostenere il carico del Duomo, provocando il successivo innalzamento della quota di calpestio della cripta. Numerose sono le aggressioni al manufatto originale ma il più devastante è stato rappresentato dall’allagamento degli anni settanta: sia  per infiltrazioni dell’acqua marina, sia  a causa del vecchio percorso del torrente Portalegni che straripando più volte ha notevolmente innalzato il piano. Recentemente sono stati effettuati lavori di impermeabilizzazione che hanno consentito anche il recupero di strutture originarie. Buona parte dei dipinti che decoravano le pareti, opere del XVII^-XVIII^ secolo di Antonio Tricomi, Antonio Tuccari, Antonio Bova e Mercurio Romeo, è conservata nei depositi del Museo Regionale e, una volta completati i lavori di restauro, potrebbe ritornare nella sede originaria. Il progetto per rendere la cripta sempre fruibile c’è, il problema sono i fondi. Servono circa 400.00 mila euro per rendere fruibile lo splendido bene storico-artistico, l’ennesimo tesoro negato alla città. Ma la Curia non ce li ha e la Regione non può darli perché  la legge europea vieta all’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, che è l’organo tecnico competente, di usarli per opere monumentali della Chiesa. E in questa dicotomia opposta si sta a guardare; io proporrei visti i tempi maturi un “crowdfunding based”, raccolta di fondi per lo più tramite internet per sostenere il progetto di riqualificazione. Credo nella sensibilità del messinese che in queste occasioni ha dimostrato di essere migliore della classe politica che lo rappresenta.