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Messina nascosta: Il Cenobio

Messina nascosta: Il Cenobio

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di marcello aricò

 

 

Il terremoto ha cancellato gran parte della memoria architettonica della città e soli pochi esempi sono visibili oggi. Una delle più affascinanti architetture sopravvissute si trova, sotto l’occhio disattento del messinese, all’interno di quell’immenso patrimonio storico artistico contenuto nel nostro cimitero monumentale. Il cimitero, concepito come un vero e proprio parco urbano, può essere definito una “galleria d’arte moderna e contemporanea“della città di Messina. Attraversando la parte alta del Gran Camposanto, sopra il Famedio, attraverso un viale alberato su una spianata, si raggiunge una deliziosa costruzione in stile neogotico, conosciuta come “Cappella Neogotica” o “Conventino”. La progettazione viene attribuita a Giacomo Fiore, di ispirazione inglese, si inserisce dal punto di vista architettonico nell’ambito della ispirazione eclettica che era alla base della progettazione di Leone Savoja. L’edificio su una pianta rettangolare si sviluppa su due piani con la facciata principale rivolta verso il mare dominando dalla collinetta tutta la città con le sue cuspidi e logge traforate che sorreggono la guglia. Il Cenobio, “con i suoi pinnacoli, la sua altissima guglia protesa verso il cielo, visibile da tanta parte della città, esprime con forza l’intima ispirazione dell’uomo di riuscire a protendere un ponte verso il divino, traendo slancio dal raccoglimento della preghiera, che nel silenzio del luogo trova il terreno più adatto per sviluppare le sue radici” (Amato-ContiNibali). All’inizio fu adibito, oltre allo svolgimento di funzioni religiose, a sede di uffici. Dopo il terremoto che provocò numerosi danni agli elementi decorativi ma non strutturali, fu restaurato nel 1932, restituendo ai fedeli il luogo per le celebrazioni fino agli anni ’50 e diventando sede del cappellano del cimitero. Oggi si presenta in condizioni di notevole degrado per gli agenti atmosferici e in attesa di lavori di restauro gli accessi sono stati murati per evitare ulteriori depredazioni da parte dei vandali. Tra i progetti che stanno alla base di una ristrutturazione ci sarebbe una biblioteca, una mediateca e una mostra fotografica permanente sulla storia di Messina, ma nel cullare questo sogno intanto la struttura continua nella sua opera di ammaloramento delle volte, delle decorazioni, dei pavimenti, degli infissi e dei pochi arredi superstiti come un altare in legno, gli inginocchiatoi e i lampadari; l’organo di legno, fortunatamente, è custodito presso l’ufficio del cappellano all’ingresso del Gran camposanto.