La pericolosa diaspora degli operatori sanitari dal SSN

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 La crisi della società Italiana, cui si associa la crisi economica che ha attanagliato la cosa pubblica nazionale ha portato verso una fuga precipitosa degli operatori sanitari al di fuori del sistema sanitario.

Come è noto la più importante voce di bilancio aziendale è rappresentata dal costo del personale. Ecco che a seguito dei tagli lineari cui la Sanità si è vista costretta ad attuare per rientrare nei parametri di spesa del sistema economico italiano, è stato ritenuto efficace e produttivo aggredire, riducendola pericolosamente, la dotazione organica delle risorse umane all’interno del SSN. Uno dei mezzi più utilizzati è stato quello di favorire il pensionamento del personale attraverso incentivi o creando mefitici ambienti di lavoro dove la pensione, anche se decurtata di una importante percentuale, ha rappresentato la via di fuga verso la salvezza psicofisica di parecchi dipendenti del SSN.

Il Ministero della Salute ha fotografato questo stato di fatto con un Report aggiornato al 2017 (RAPPORTO MIN SAL PERSONALE SSN 2017), confrontabile con il precedente di 10 anni prima (RAPPORTO MIN SAL PERSONALE SSN 2007). I due rapporti costituiscono una fotografia della situazione occupazionale all’interno del SSN attraverso le rilevazioni dei dati sul personale che opera nelle aziende e nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), previste per gli Enti pubblici del SSN, dal decreto legislativo (DLgs30-03-2001_165) del 30 marzo 2001 n.165 (“Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”) e dal decreto del Ministro della salute del 29 dicembre 2013 (“Rilevazione dei dati del personale delle strutture di ricovero equiparate alle pubbliche e delle case di cura private”).

La rilevazione dei dati degli ambiti di rilevazione del personale delle strutture pubbliche e di quelle equiparate e private è fatta attraverso l’infrastruttura del sistema informativo della Ragioneria generale dello Stato.

Va però segnalato che dal 2017 ad oggi, a causa delle recenti modifiche del sistema pensionistico, la situazione si è di molto aggravata e rappresenta un dato non ancora registrato e ipocritamente ignorato dalla classe politica italiana che impatterà sempre di più sulla necessità di nuove leve adeguatamente formate e di riflesso sulla qualità delle prestazioni erogate dal SSN.

Dal confronto dei report risulta infatti che in 10 anni sono andate perdute 45mila unità lavorative all’interno del SSN (una fuga di oltre 5.000 medici e oltre 10.000 infermieri) senza rimpiazzi.

Questa grave situazione di carenza di organico produce una evidente inadeguatezza di unità lavorative che inevitabilmente si ribaltano sulla qualità dell’assistenza sanitaria determinandone una attenuazione dell’efficacia e dell’efficienza. Basta pensare alle interminabili file di attesa ai pronto soccorso che sempre più frequentemente determinano delle esecrabili manifestazioni di intolleranza se non di aggressione nei confronti del personale in servizio.

Ma la cosa che sicuramente è più impalpabile, meno percepibile nell’immediato, ma sicuramente più di peso è la perdita di valori e di conoscenza che questa diaspora inarrestabile determina. Si registra infatti la perdita di quell’incommensurabile patrimonio impalpabile di competenze professionali e pragmatiche che sono state tramandate sul campo in maniera immateriale da collega a collega e che avrebbero dovuto rappresentare il contenuto di un ideale testimone di “scienza, conoscenza e valori” da trasferire agli

operatori sanitari subentranti. Patrimonio immateriale che non si trova scritto sui libri ma che rappresenta quel quid spirituale che alla fine determina la qualità della prestazione.

Siamo costretti ad osservare, nonostante le urla di allarme come questo articolo, l’ormai inevitabile innescarsi di una bomba ad orologeria che è pronta ad esplodere e a produrre dirompenti e difficilmente risolvibili conseguenze sull’assistenza sanitaria che verranno percepite quando ormai sarà troppo tardi e prevalentemente nelle regioni del sud Italia.