Ma non dimentichiamoci di..

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di redazione

In qualità di medici siamo orgogliosi di sentire giornalmente le lodi e i ringraziamenti che da molti dei rappresentanti dello Stato e dai cittadini comuni vengono quotidianamente profuse nei confronti degli operatori sanitari che si spendono nella guerra quotidiana contro il COVID-19.

Quando si tessono queste lodi ritengo che sia opportuno non dimenticarsi e attribuire il giusto tributo della messe di amministratori e burocrati che quotidianamente e in silenzio si adoperano perché la macchina organizzativa della sanità funzioni in maniera ottimale. Questo lavoro, silenzioso e non sempre tenuto in adeguato conto, fa si che nel quotidiano gli operatori sanitari possano avere a disposizione tutti gli strumenti operativi per potere espletare la propria difficile missione con efficienza e sicurezza.

La loro capacità organizzativa inoltre consente di far si che il personale sia distribuito in maniera adeguata nei vari reparti senza che si registrino carenze. Si evita così, come è successo in altri paesi, che medici in autoisolamento vengano obbligati a prestare servizio di pronta disponibilità nelle ore notturne. È molto complicato, infatti, in tempi di risorse limitate, di gestire i turni del personale, evitando soprattutto che, ad esempio, anestesisti si spoglino delle tute di protezione in ambiente COVID-19 per poi andare a prestare servizio nelle sale operatorie per un parto cesareo.

Il prof. Ignác Fülöp Semmelweis, infatti ha storicamente spiegato nel 1861 nella sua opera “Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale” che i medici, dopo avere frequentato la sala settoria, avevano l’obbligo di lavarsi e disinfettarsi le mani con particolare accuratezza.

La conoscenza della storia è fondamentale per consentire di evitare di ripercorrere gli errori fatti da altri. Le teorie di Semmelweis furono riconosciute solo molti anni dopo che gli costarono anche un ricovero in manicomio. Un altro Laokoonte…