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De Nihilo Nihil

De Nihilo Nihil

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a cura di Giuseppe Iannelli

Riflessioni multi-tematiche…fatte dalla prospettiva di un presente “sicuro” di aver migliorato il suo passato ma “incerto” sulle prospettive del suo futuro.

La forza del numero quattro

Duemila anni fà nacque Galeno, un tizio dagli innumerevoli interessi che spaziavano dalla filosofia all’astronomia passando per agricoltura e architettura. Finì col fare il medico e il farmacista. Con le sue teorie dominò la scena della medicina occidentale per tredici secoli.

Sembrava un predestinato: a Pergamo, sua città natale in Asia Minore, era molto praticato il culto del dio della Medicina Esculapio e nel suo tempio operavano sacerdoti dalle elevate capacità taumaturgiche.

Da buon pitagorico anch’egli si convinse che il numero quattro stesse a fondamento di ogni fenomeno naturale.

Prima di lui un personaggio vissuto dalle nostre parti, Empedocle di Agrigento, quasi contemporaneo di Ippocrate, aveva convinto tutti che la mutevole realtà sia costituita da quattro elementi (terra, aria, acqua e fuoco) immutabili.

Ippocrate complicò il tutto affermando (e divenne anche questo legge) che i quattro elementi fossero dotati di qualità doppie e gli elementi divennero (sempre quattro, però) “umori”: il fuoco era caldo e secco, l’acqua fredda e umida, la terra fredda e secca, l’aria calda e umida.

Dalla varia combinazione di questi “umori” egli derivò quattro (ancora il nostro numero) tipi anatomo-funzionali per cui nel corpo umano la terra coincideva con la bile nera (atrabile o umor nero) contenuta nella milza, il fuoco alla bile gialla (collera o umore bilioso) con sede nel fegato, l’acqua (flegma o umore freddo) alla flemma contenuta nella testa e, per ultima, l’aria era controfigura del sangue e insieme avevano sede nel cuore.

Galeno fece tesoro di questi teoremi giungendo alla conclusione, attraverso esperienze anatomo-macroscopiche, che sui quattro elementi, uno prevalesse con funzione di ordinamento: lo scettro spettò all’aria ch’egli definì pneuma o spirito (più tardi sarà l’anima).

Il cuore, sede del sistema sangue-aria, divenne il centro della vita spodestando l’aristotelico cervello.

Ricordate la “favola” fisiologica di Galeno!?

Per chiarezza espositiva, sono andato a rivederla.

Il corpo umano, per il grande greco poi romanizzato, funzionava così: il sangue prende il chilo alimentare nell’intestino, lo conduce al fegato dove nasce lo “spirito naturale”, questo a sua volta, passando per il cuore (Galeno aveva ben studiato la doppia circolazione sanguigna) viene trasformato in “spirito vitale” da uno pneuma esterno, lo spirito vitale arriva al cervello, si combina con lo “spirito animale” l’ presente e insieme provvedono all’espletamento delle funzioni cerebrali fondamentali per la vita.

L’eccesso di uno dei quattro elementi sugli altri determina tipi “psicologici” e “patologici” diversi:

il melanconico (eccesso di bile nera): magro, pallido, triste, debole, iconograficamente avaro)

il collerico (eccesso di bile gialla): magro, asciutto, colore roseo, furbo ed irascibile, permaloso e superbo, quindi con inclinazione alla guerra.

il flemmatico (eccesso di flemma): lento ai limiti della pigrizia, forse esageratamente sereno, pacifista per antonomasia, dotato di risorse intellettuali e artistiche.

Il sanguigno (eccesso di sangue): rubicondo, allegro, gioviale, chiacchierone, molto conviviale fino alla golosità sia di appetiti alimentari che sessuali…il classico gaudente più che epicureo.

La malattia, per Galeno, derivava dallo squilibrio dei quattro umori e la soluzione era il drenaggio sanguigno: un bel salasso eliminava l’eccesso di quell’umore ripristinando, con l’equilibrio, la salute.

Di queste intuizioni sorrisero…e non poco…i medici del Rinascimento.

Fino al XIX fu un sussulto continuo di scoperte che portò ad inizio novecento, lo svizzero Jung, estensore di Freud, a raggruppare ancora in “quattro” tipi le funzioni psichiche fondamentali: Il pensiero, il sentimento, l’intuizione, la sensazione…

Al contrario di Ippocrate, Jung non moltiplica ma divide in due (razionale e irrazionale) le quattro funzioni psichiche basali.

Ma si rifà subito: il numero quattro si ricompone a causa delle due diversità di libido (introversi ed estroversi) che si mescolano con i due tipi di prima (i logici e gli intuitivi).

Questa classificazione psicologica prende il posto, nel moderno, delle categorie “umorali” ippocratiche e galeniche.

Può capitare che l’espressività psicologica dei tratti descritti si radicalizzi in comportamenti che, esulando determinati limiti, non consentono all’individuo di adattarsi all’ambiente rispettando le leggi della socialità.

A quel punto la fisiologia organica ne viene influenzata e “danneggiata”: il processo sfocia in vere e proprie malattie, anche organiche, attraverso alterazioni funzionalii dei sistemi immunitari o neuroendocrini correlati.

E’ pur vero che la “patologia”, ai nostri giorni, ha acquistato fortissime connotazioni di organicità.

Parlare di malattia oggi significa entrare in un dedalo inverosimile di condizioni nosologiche complesse e correlate a causa dell’ enorme tipizzazione clinica e fisio-patologica che non può essere più contenuta nelle classificazioni esplicative del numero quattro.

Ma se riflettiamo bene, ci accorgeremo del contrario.

Infatti ancora una volta “quattro” sono i processi che un malato e la sua malattia subiscono dal momento dell’emergenza sintomatologica: l’esame obbiettivo, la diagnostica (ematica e/o strumentale), la terapia e la prognosi.

Quanto penderà dunque, ancora, sui destini dell’opera medica la regola del numero quattro.

Riuscirà l’ombra di Pitagora a stendersi incancellabile e inalienabile anche sul futuro della Medicina?

O magari riusciremo a liberarcene in un futuro più o meno prossimo?

Essere sani o ammalati nel prossimo futuro dipende purtroppo da condizioni che non ineriscono solo la fisiologia del corpo umano, l’interazione tra gli uomini, le influenze ambientali e la psico-tipologia della razza umana.

C’è un quinto elemento che da anni fa capolino sulla conduzione e sulle dinamiche della Medicina.

E’ un potere ad essa esterno, per buona parte estraneo anche se, per molti aspetti, utile (…per la ricerca).

E’ un elemento non qualificabile né come naturale, neanche come vitale, a ragion veduta nemmeno animale e per di più (figurarsi!) non “spirituale”.

Gli anglosassoni lo chiamano holding, noi più banalmente industria, società finanziaria o azienda.

In alcuni punti della terra (di solito dove i bambini muoiono di fame e sete) non sanno nemmeno della loro esistenza.

Si tratta di “potenze” singole o collettive che fanno lucro anche della salute e della malattia.

Se esse diventassero “Consorzio” e unendo la forza consentissero all’intelligenza umana e cibernetica di abbattere la sofferenza, la povertà e la malattia allora sarebbe giusto smetterla col numero quattro e fare un applauso planetario di benvenuto al numero…cinque.

Ma non dimentichino gli Innomina…bili signori “impresari” della Medicina e non, che nessuno li biasimerà mai di far tanti soldi se essi non dimenticheranno la lezione dei grandi filosofi e medici del passato.

Senza la fredda e “pulita” acqua, senza la fredda e “fertile” terra, senza il caldo ed energetico fuoco (della solidarietà), senza la dolce e vitale aria (dell’amore) non è possibile venire a capo di nulla o costruire nulla che possa durare!

Distruggere i quattro elementi del Tetrakis pitagorico non consentirà al quinto elemento di essere utile…anche a se stesso!

Solo mettendosi al servizio dell’uomo potrà avere un futuro.

La sua “sopravvivenza” passa per la soluzione dei bisogni dell’uomo!

Questa è la speranza del nostro futuro, del futuro della Medicina!

Non dimenticate la lezione della “peste” del XXI° secolo che è ancora tra noi!

Meditate…ricchi…meditate! Qualcuno lo ha già fatto…troppo pochi…si può fare di più!