Depressione: arriva in Sicilia il progetto di sensibilizzazione di Fondazione Onda per combattere la malattia

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Si stima siano oltre 130.000 le persone che in Sicilia soffrono di depressione maggiore, la forma più grave e invalidante della malattia. A causa della malattia, 1,3 residenti nella regione ogni 100.000 abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidità o inabilità nel 2015, con un costo pari a circa 9.500 euro a persona.

Il numero dei depressi è destinato a crescere. Gli esperti: “La pandemia da Covid-19 ha comportato, parallelamente all’emergenza sanitaria, una emergenza psicopatologica molto ampia e diffusa che ha riportato in primo piano l’importanza della salute mentale come fattore irrinunciabile per il benessere complessivo della persona”.

Fa tappa in Sicilia il percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda “Uscire dall’ombra della depressione”, con il patrocinio della Regione Siciliana, delle società scientifiche SIP – Società Italiana di Psichiatria e SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, di Cittadinanzattiva e Progetto Itaca e il supporto incondizionato di Janssen Italia: Istituzioni e rappresentanti locali a livello medico, assistenziale e sociale si incontrano, in modalità virtuale, per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.

Palermo, 26 giugno 2020 – La depressione è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale e riguarda circa 3 milioni di italiani. Il numero è destinato ad aumentare a causa dell’isolamento sociale e dei risvolti economici della pandemia da Coronavirus tanto che l’OMS parla di un’emergenza Covid-19 che riguarda anche la salute mentale. Di questi, circa 1 milione soffre della forma più grave e invalidante della malattia: la depressione maggiore. Considerando solo la Sicilia, dai dati Istat si stima che oltre 130.000 siciliani ne soffrono, di cui circa 9.000 non rispondono ai trattamenti, secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano Dory, volto a identificare, attraverso un’analisi di database amministrativi, i pazienti affetti da depressione resistente.

In tale contesto, Istituzioni e rappresentati locali a livello medico, assistenziale e sociale si sono confrontati, in modalità virtuale, su come affrontare più efficacemente la malattia, superare lo stigma associato alla depressione, facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate. Questa tappa siciliana ospita una delle undici tavole rotonde organizzate da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che fanno parte del percorso di sensibilizzazione “Uscire dall’ombra della depressione”, un’occasione istituzionale volta a presentare anche in questa Regione il Manifesto Uscire dall’ombra della depressione. L’iniziativa gode del patrocinio della Regione Siciliana, delle società scientifiche SIP – Società Italiana di Psichiatria e SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, di Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, ed è stata organizzata con il contributo incondizionato di Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson.

“La pandemia da Covid-19 ha comportato, parallelamente all’emergenza sanitaria, un’emergenza psicopatologica molto ampia e diffusa che ha riportato in primo piano l’importanza della salute mentale come fattore irrinunciabile per il benessere complessivo della persona”, spiega Daniele La Barbera, Professore Ordinario di Psichiatria, Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata, Università degli Studi di Palermo. “In particolare, il grave incremento di disturbi psichici che stiamo constatando ogni giorno di più ha riguardato in modo netto le sindromi di tipo depressivo, al cui determinismo hanno contribuito numerosi fattori: da quelli legati alle preoccupazioni per il contagio e alle quote di tipo fobico-ipocondriache alle situazioni traumatiche e stressanti alle quali molti sono stati esposti più direttamente, dal disagio per i provvedimenti restrittivi e per il confinamento domestico all’ansia della ripresa delle attività; senza trascurare i gravissimi problemi di ordine psicosociale legati alle difficoltà economiche e lavorative che diversi milioni di persone stanno oggi affrontando in Italia e che possono rappresentare uno specifico fattore di innesco di gravi condizioni depressive. Tali considerazioni richiamano quindi l’importanza e la centralità, anche in un periodo di grandi incertezze e di estrema precarietà economica e sociale come quello che stiamo attraversando, dei servizi per la cura della salute mentale al fine di limitare la sofferenza psichica individuale e di migliorare le capacità di reazione e di adattamento all’interno delle comunità”.

La depressione, e in particolare la sua forma più grave, la depressione maggiore, ha un forte impatto sulla qualità della vita e sui costi sanitari e sociali che risultano molto elevati. “I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia”, dice Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del EEHTA del CEIS dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare”.

Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra quelli indiretti legati alla malattia. In Sicilia, secondo un’analisi dell’EEHTA del CEIS (Economic Evaluation and HTA CEIS) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidità previdenziale vengono concesse a 1,3 persone con depressione maggiore ogni 100.000 abitanti. Analizzando la situazione per provincia, a Messina sono state accolte 2,8 domande di invalidità previdenziale, a cui seguono Siracusa 2, Enna con 1,8, Agrigento e Ragusa 1,3, Catania con 1,1, Palermo con 0,9, Trapani con 0,5 e infine Caltanissetta con 0,4 ogni 100.000 abitanti. “Questi dati testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista”, prosegue Mennini. “Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”.

“Questa serie di incontri rientra nel percorso intrapreso da Onda nel 2019 per accendere i riflettori sul tema della depressione”, commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Nel 2019 è stato presentato alla Camera dei Deputati il Manifesto ‘Uscire dall’ombra della depressione’ una call to action in dieci punti che ha raccolto il consenso di un gruppo di Parlamentari di Senato e Camera per mettere in atto azioni concrete sul fronte della prevenzione e dell’accesso ai percorsi di diagnosi e cura. Il nostro impegno si è poi spostato a livello territoriale con l’organizzazione di undici tavole rotonde regionali, che, a causa dell’emergenza sanitaria nazionale, sono state riorganizzate in forma virtuale. Dopo aver fatto tappa in Campania, Lazio, in Lombardia e con oggi in Sicilia, raggiungeremo presto Piemonte, Veneto, Puglia, Emilia-Romagna, Sardegna, Calabria e Toscana. L’obiettivo che ci proponiamo è declinare i dieci punti del Manifesto a livello regionale, facilitare la costituzione di gruppi inter-consigliari, superare lo stigma nei confronti di questa patologia e migliorare l’accesso alle cure, a beneficio della qualità di vita dei pazienti che soffrono di depressione. Azioni che si sono rese più necessarie dopo il lockdown e il distanziamento forzato a seguito dei quali è previsto, come emerso nel recente incontro lombardo, un aumento dei casi di depressione che potranno arrivare a sfiorare i 3.500.000 a causa della crisi economica, sociale e affettiva”.

“Janssen è impegnata da oltre 60 anni nel campo della salute mentale. In questi decenni, abbiamo sviluppato ben 2 molecole ritenute fondamentali dall’OMS per il trattamento della schizofrenia e abbiamo lavorato sul fronte della ricerca e sviluppo per mettere a disposizione soluzioni farmacologiche sempre più innovative per molte patologie mentali tra cui la depressione”, dichiaraMassimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson, che ha sostenuto l’iniziativa. “La nostra presenza qui oggi rappresenta il segnale concreto del nostro impegno nel supportare momenti di confronto costruttivo tra tutti gli attori coinvolti, particolarmente in un momento critico come quello che stiamo vivendo da mesi. Un impegno passato presente e futuro, accanto alle persone che soffrono di depressione e ai loro familiari”.

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Ufficio stampaHealthCom Consulting