Slow food: le albicocche

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Aneddoti e curiosità

I Romani chiamavano l’albicocco Prunus armeniaca ed il frutto “mela d’Armenia” armeniacum malum perché erano convinti che la pianta fosse originaria dell’Armenia. Questa denominazione influenzò non soltanto il termine usato per il nocciolo interno (armellina, di sapore amarognolo, utilizzato per la produzione del liquore amaretto), ma anche vari termini dialettali con cui viene indicato questo frutto: in veneto, ‘armelin’, in ligure ‘armugnin’ e in piemontese ‘armognan’. In effetti, però la sua origine è molto più a oriente e proviene dalla Cina nordorientale, al confine con la Russia, dove le tracce della sua coltivazione risalgono addirittura al 4.000 a.C. Giunse poi in Armenia, ove venne riscoperta da Alessandro Magno e quindi in Italia all’inizio del I secolo a.C. Gli Arabi fecero conoscere l’albicocca in Andalusia, nell’Africa del Nord e in Sicilia. Il nome deIl’albicocca deriva infatti dal termine arabo al-barquq (che significa inizio, per via della sua precoce fioritura), da questo il francese e inglese apricot e lo spagnolo albaricoque.

È curioso sapere che alcuni esegeti biblici hanno sostenuto che la ‘mela di Eva’ (nella Bibbia si parla solo di ‘un frutto’, senza specificarne il tipo) fosse un’albicocca, infatti in Mesopotamia, probabile sede del paradiso terrestre, era ricca di albicocchi.

Altra curiosità sta nel fatto che Confucio teneva le sue lezioni in una campagna ricca di albicocchi. Per tale motivo l’ideogramma che descrive il “luogo di educazione” all’interno contiene l’ideogramma “albicocco”.

Nel Medioevo, invece, l’albicocca era considerata velenosa.

Buono, pulito e giusto

Le Albicocche, frutto che segna l’inizio dell’estate, sono presenti in modo molto diffuso in tutto il territorio siciliano, hanno trovato a Scillato, sulle Madonie, un territorio, vocato ai frutteti e quindi con le condizioni climatiche e di terreno favorevoli alla loro diffusione. La varietà coltivata a Scillato, presidio Slow Food, è rinomata da tanto tempo, gli alberi sono grandi e a volte arrivano anche ad avere 40 anni. Il profumo che si sprigiona da questo frutto vellutato è davvero intenso e caratteristico, tanto che se si ha la fortuna di andare in un frutteto di albicocche, nel periodo di massima maturazione, si resta inebriati, dalle piacevoli fragranze emanate. Si tratta di una varietà precoce che comincia nel mese di maggio e la produzione prosegue molto intensa per poche settimane. La grande abbondanza concentrata in così poco tempo ha generato la tradizione della trasformazione per la conservazione. Infatti molte famiglie locali, la cui eredità e sapienza è stata acquisita da giovani imprenditori agricoli, hanno da sempre realizzato una confettura di queste albicocche veramente deliziosa, ricca di profumi e di sapori ed ultimamente anche un succo gradevolissimo. Slow Food, da tempo con questo presidio cerca di valorizzare queste antiche colture resilienti e soprattutto i piccoli produttori che ancora le tengono in vita sui monti delle Madonie.

Proprietà salutistiche

Morbida, succosa, con un alto contenuto zuccherino in contrasto con il tipico sapore acidulo, l’albicocca è un frutto ricco di carotenoidi, fra cui il betacarotene e di vitamine, con una cospicua presenza della vitamina A. È anche un’ottima fonte di potassio, di calcio e di magnesio. Tutte queste componenti aiutano ad arginare gli effetti dei radicali liberi.

La medicina tradizionale cinese consigliava le albicocche per favorire la fertilità, oggi sappiamo che le albicocche sono ricche di minerali indispensabili per la produzione degli ormoni sessuali.

Le albicocche conviene mangiarle quando sono ancora sode, perché quando sono in sovra maturazione, perdono progressivamente le loro proprietà salutistiche. Le albicocche andrebbero tenute al fresco, e separate da altri alimenti, dato che possono facilmente assorbire gli odori, specie quelli di frutta.

Dai noccioli delle albicocche, con una spremitura a freddo, si ricava anche un olio molto pregiato, ricco di acido linoleico, acido palmitico e acido oleico, tutti componenti utilissimi per la cosmesi dermatologica, in quanto rendono la pelle più elastica e morbida, quindi molto indicato per le pelli secche e da idratare.

In cucina

Le Albicocche possono essere gustate come frutta fresca al naturale, sotto forma di macedonie e frullati o conservate in scatola e mangiate come Albicocche sciroppate, oppure rappresentano la base con la quale preparare ottimi gelati, yogurt, semifreddi, o come decorazioni per dolci e crostate. Essiccate, infine, rappresentano un ottimo snack energizzante che non richiede conservanti o additivi.

Antica ricetta di Confettura di Albicocche di Scillato.

Ingredienti:

1,5 chilogrammi di albicocche di Scillato,

Succo di un limone,

300 grammi di zucchero.

Preparazione:

Si scelgono le albicocche più mature e dalla buccia uniforme. Si tagliano a spicchi eliminando il nocciolo Si sistemano in un contenitore aggiungendovi lo zucchero ed il succo di limone.

Si copre e si lascia macerare per circa 12 ore.

Si porta in ebollizione il preparato in una pentola e si lascia cuocere, mescolando di tanto in tanto, per circa 30 minuti. Una volta addensato, il composto viene versato nei vasetti di vetro, a chiusura ermetica e sterilizzati preventivamente, capovolgendoli sotto sopra per creare l’effetto “sotto vuoto”, aspettando che si raffreddino. La confettura così preparata è ottima su fette di pane tostato, di accompagnamento a formaggi stagionati e soprattutto nella preparazione di vari dolci.