Laokoonte: la società dell’aiutino (ultimo capitolo)

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Il ritorno di Laokoonte

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Un angolo graffiante, provocatorio ed estremizzato non per creare polemica o giudicare, ma che susciti un dibattito aperto

 
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LA SOCIETA’ DELL’AIUTINO

 

Capitolo 3/3

La specie umana avrebbe dovuto fare tesoro di questa metafora sull’adattabilità già conosciuta dalla metà del Novecento. Col tempo, la gravità della situazione fu finalmente percepita e presa in considerazione.

In effetti, la strategia della distrazione utilizzava la dispensazione di un’enorme quantità d’informazioni poco rilevanti ma molto attrattive, magari stimolando la compiacenza verso la mediocrità, la stupidità, la volgarità e l’ignoranza. Questo faceva sì che ci si distraesse da fondamentali nozioni e informazioni indispensabili, costruttive e positive per la società che trovava rifugio nella ricerca costante dell’aiutino in qualunque situazione ci si trovasse.

I giovani quindi crescevano in quest’ambiente degradato in cui servirsi di percorsi alternativi e facilitati era una procedura naturale ed anzi auspicabile. Per far comprendere quest’anomalia culturale dovrò ricorrere a una storia scritta dal sociologo Jorge Bucay. Questi racconta di avere visto al circo un grosso elefante incatenato a un piccolo paletto conficcato nel terreno soltanto per pochi centimetri. Perché l’animale che avrebbe potuto liberarsi facilmente e fuggire rapidamente rimaneva prigioniero di quella situazione?

Qualcuno gli spiegò che l’elefante del circo non fuggiva perché è stato legato a quel paletto fin da quando era piccolo. Allora non era in grado di staccarlo dal terreno. I numerosi tentativi infruttuosi fatti dall’animale determinavano in lui solo un senso di impotenza che si portava dietro per tutta la vita senza riuscire più a liberarsene, e a liberarsi.

La società dell’aiutino aveva determinato nel corso di decenni una rassegnazione allo stato di fatto. La specie umana, seguendo la sua indole, cercava di adattarsi rinunciando a fare scelte coraggiose e responsabili, e lamentandosi della situazione contingente, al contempo evitando di scegliere di guardarsi dentro di sé senza riuscire a prendere coscienza delle proprie paure. Perché è proprio dalla spinta indotta dalla sofferenza percepita che può nascere il coraggio del cambiamento.

La rana finisce lessa perché adattandosi lentamente allo stato delle cose non avrà più la forza di fuggire. Allo stesso modo l’elefante, ormai adulto, non sarà in grado di emanciparsi dal ricordo dei numerosi insuccessi di quando era ancora piccolo e prosegue la propria esistenza legato al paletto che, sebbene gli abbia garantito cibo e acqua quotidiana, gli ha tolto la propria libertà.

 

Letture consigliate:

 

Noam Chomsky Media e potere. Bepress Ed. 2014

Noam Chomsky: Sistemi di potere. Conversazioni sulle nuove sfide globali. Ponte alle Grazie ED. 2013.

Jorge Bucay: Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere. Rizzoli Ed. 2004

Gianni Tacconella: L’ elefante incatenato. Girotondo Ed. 2011.