L’intelligenza artificiale: una importante risorsa anche per i professionisti della salute

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Quando si parla di lavoro si sottolinea il concetto di produttività che non può essere incrementata solo con le doti umane; l’intelligenza artificiale, in questo senso, deve invece essere considerata una importante risorsa anche per i professionisti della salute, anche se spesso è ritenuta una minaccia.

Usando una metafora, pensiamo all’attività subacquea: le bombole d’ossigeno oggi permettono di andare più facilmente in profondità rispetto a quando ci si poteva immergere solo in apnea, ma non hanno fatto scomparire chi si tuffa in mare.

Allo stesso modo se nella pratica professionale verranno introdotte applicazioni informatiche in grado di fare diagnosi più precise e più velocemente di quanto riusciamo attualmente, non significa che come medici verremo spazzati via.

Sarebbe però un errore pensare di contrastare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale anziché cavalcarla. Questo, sì, avrebbe conseguenze sul futuro della professione, con impatti pesanti anche dal punto di vista previdenziale e contributivo.

Oggi l’Enpam è l’ente pensionistico italiano con le riserve più elevate, ma anche 22,5 miliardi di euro messi da parte non sono nulla se la professione cessasse di essere rilevante per i pazienti.

Certo, magari cambieranno i modelli di contribuzione: in futuro per esempio la previdenza potrebbe dipendere non soltanto dalla quantità di lavoro svolto ma dalla capacità di creare valore condiviso.

Quello che è certo che gran parte della nostra attività dipenderà dai dati e dagli algoritmi, che sempre più già pervadono la nostra quotidianità. Basti pensare a quando navighiamo sul web: non si fa in tempo a finire di guardare un video o a completare un acquisto che già ci viene suggerito cosa vedere o cosa comprare dopo.

Varrà così anche per la professione: sempre più potremo ampliare ciò che facciamo, forse meno sceglierlo.