Psichiatria: terapie convulsivanti
Data:
19 Agosto 2019
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a cura di Giovanni Pulitanò
terapia-elettroconvulsivante-1950
Molto usata la terapia insulinica nella malattia schizofrenica, propugnata dal neurologo ucraino MANFRED SAKEL, che induceva crisi epilettiformi negli ammalati con l’uso di rilevanti dosi del farmaco portandoli in uno stato temporaneo di coma ipoglicemico. Ricordo quante apprensioni e responsabilità, giovane medico, fare uscire dal coma indotto in condizione evidentemente precarie gli ammalati con boli di glucosio, con risultati talora discreti.
Si usavano pure sostanze che inducevano stati febbrili seguiti da convulsioni usando il METRAZOLO ed il CARDIOZOL, con una certa efficacia, in alcune forme di psicosi progressiva da sifilide che a quel tempo dava problemi di rilievo. Era usata la tecnica dell’ELETTROSCHOC consistente nell’indurre convulsioni con il passaggio di corrente elettrica nel cervello degli ammalati trattati.
Tecnica concretizzata in italia da UGO CERLETTI e del suo collaboratore LUCIO BINi nel 1938.
L’idea maturò in CERLETTI avendo visto che i maiali, prima di essere portati al macello venivano sedati e storditi con una scarica elettrica. Il primo al quale venne eseguita questa terapia fu un carcerato fortemente agitato non consensiente a roma. Allora questa tecnica, molto presto messa in soffitta nei decenni seguenti
anche perché vanto della propaganda fascista, si diffuse nel mondo specie in AMERICA dove a tutt’oggi è usata negli ospedali. Allora veniva usata, con un certo successo, nella depressione grave specie nella forma bipolare. Il vantaggio rispetto agli attuali neurolettici, sicuramente meno traumatizzanti, era la rapidità d’azione, nessuno aumento di peso, fatti di minore impotenza, minore rischio cardiologico, l’uso nelle depresse in gravidanza. Tanto che nel dizionario medico LAROUSSE veniva riportato” la maggior parte degli psichiatri ha dato nessun risultato comparabile con le terapie convulsivanti”. Infatti a quei tempi in cui non vi erano molte cure alternative efficaci queste terapie erano ritenute una risorsa utile ed efficace e non per sopprimere la capacità di critica e di ribellione dei malati come si disse.
Ultimo aggiornamento
17 Agosto 2019, 08:35
Messina Medica 2.0